Schermi e cervicale: il gesto quotidiano che può caricare il collo fino a 27 kg
La posizione mantenuta davanti a smartphone e computer può favorire rigidità e dolore, ma pause, movimento e una diversa organizzazione dello spazio di lavoro aiutano a ridurre il sovraccarico.
«Meno tempo immobili, più movimento e una maggiore attenzione a come utilizziamo gli schermi». È questa la sintesi indicata dalla dottoressa Daniela Casarotti, direttore supplente della Riabilitazione Generale e Neuromotoria di Asst Lariana, per limitare i disturbi legati alle posture prolungate. Il cosiddetto text neck, o collo da smartphone, non identifica infatti una nuova malattia provocata dai dispositivi, ma descrive gli effetti di una posizione fissa mantenuta troppo a lungo.
GioiaPura
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Piccoli cambiamenti riducono il carico
Portare il telefono più vicino all’altezza degli occhi può evitare che il capo resti inclinato verso il basso per periodi estesi. Anche la postazione di lavoro dovrebbe essere regolata in modo da non obbligare il collo a rimanere costantemente flesso davanti allo schermo.
Altrettanto importante è interrompere spesso la seduta: alzarsi, camminare e variare assetto sono strategie più utili della ricerca di una posizione perfetta da conservare per ore. La regola 20-20-20, nata per contenere l’affaticamento visivo, prevede di distogliere lo sguardo ogni 20 minuti per circa 20 secondi, osservando un punto distante almeno 6 metri; può diventare anche un promemoria per fare pause dal lavoro sedentario.
Movimenti delicati del collo e delle spalle, se eseguiti senza dolore, aiutano a contrastare la rigidità. Tra le possibilità indicate rientrano la retrazione del mento, ottenuta portandolo dolcemente indietro senza abbassarlo, e il richiamo delle scapole verso il basso e all’indietro per alcuni secondi, evitando di sollevare le spalle.
Anche i più giovani sono coinvolti
Bambini e adolescenti passano molto tempo tra telefoni, tablet, computer e console. Per loro, secondo Casarotti, la prevenzione dovrebbe puntare soprattutto sull’educazione a un rapporto consapevole con la tecnologia, alternando l’uso degli schermi a pause, movimento e attività fisica regolare.
Una posizione statica protratta può favorire dolore, irrigidimento e affaticamento anche durante la crescita. Non ci sono però elementi per sostenere che lo smartphone provochi automaticamente deformità permanenti della colonna, artrosi precoce o discopatie: l’obiettivo non è vietare la tecnologia, ma ridurre l’immobilità eccessiva.
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Quando i sintomi richiedono controlli
Fastidio o tensione nella zona cervicale, dolore alle spalle e nella parte superiore della schiena, limitazione nei movimenti, mal di testa collegato alla contrazione muscolare e stanchezza dopo molte ore davanti a uno schermo sono i disturbi riferiti più spesso.
Il quadro merita invece una valutazione medica quando compaiono formicolii, perdita di sensibilità, dolore o debolezza che dal collo si estendono lungo il braccio fino alla mano. L’attenzione deve aumentare se questi segnali persistono o tendono a peggiorare, perché possono indicare un interessamento delle strutture nervose.
La posizione non è l’unico problema
Quando la testa viene spinta in avanti per guardare il telefono, cresce la leva esercitata sui muscoli e sui tessuti cervicali. A 60 gradi di inclinazione, le stime biomeccaniche associano alla posizione un carico paragonabile a circa 27 kg; il dato rappresenta l’entità delle forze generate e non significa che il collo sostenga letteralmente quel peso.
Il fattore più rilevante non è una singola postura né la presunta usura immediata della colonna, ma la combinazione di ripetizione e lunga permanenza nella stessa posizione. Da qui possono derivare affaticamento, dolore, rigidità e tensione cervicale, mentre eventuali alterazioni degenerative dipendono da più elementi e non soltanto dall’uso dello schermo.
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