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Schermi e adolescenti, il limite da riconoscere: nasce un nuovo ambulatorio

Il Bambino Gesù attiva un servizio settimanale per minori alle prese con uso incontrollato di dispositivi, social, videogiochi e strumenti di intelligenza artificiale.

«La prima forma di prevenzione è accompagnare i bambini verso un uso graduale e consapevole delle tecnologie», spiega Stefano Vicari, responsabile dell’Unità Operativa Complessa di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza del Bambino Gesù. Tra le indicazioni educative proposte rientrano l’attesa fino ai 13 anni per assegnare a un ragazzo uno smartphone proprio e il rinvio dell’accesso autonomo alle piattaforme sociali non prima dei 16 anni: non sono soglie mediche, ma riferimenti pensati per una fase delicata della crescita.

Quando dispositivi e attività in rete iniziano a danneggiare il riposo, la scuola, i rapporti con gli altri o gli impegni quotidiani, Vicari invita a considerare una valutazione specialistica. Il tema si colloca in un quadro di crescente bisogno di assistenza: al Bambino Gesù, le consulenze neuropsichiatriche in Pronto Soccorso sono aumentate da 155 nel 2011 a 1.675 nel 2025.


Il problema non sono soltanto le ore online

L’esposizione alle tecnologie comincia molto presto. I dati di Save the Children indicano che il 32,6% dei bambini italiani tra 6 e 10 anni utilizza ogni giorno uno smartphone, contro il 18,4% rilevato nel 2018-2019. Nella fascia tra 11 e 13 anni, almeno un profilo sui social appartiene al 62,3% dei giovani.

La difficoltà non si valuta, però, contando esclusivamente il tempo trascorso davanti a uno schermo. Diventa preoccupante quando il minore non riesce a fermarsi o a ridurre l’attività digitale, pur vedendone gli effetti negativi, e finisce per trascurare sonno, rendimento scolastico, famiglia, amicizie, sport o altri interessi. Il 15% circa dei giovani manifesta già a 11 anni un uso problematico dei social; tra le ragazze di 13 anni la quota arriva al 20,5%.

Tra i segnali da osservare rientrano la ricerca incessante del dispositivo, l’agitazione quando non è disponibile, l’abbandono graduale delle attività abituali e il bisogno di collegarsi sempre più a lungo per provare la stessa soddisfazione. Può incidere anche la paura di rimanere esclusi o di non sapere che cosa sta accadendo quando si è disconnessi.


Le alternative aiutano l’autoregolazione

Notifiche, contenuti che cambiano di continuo e risposte ricevute sui propri profili alimentano attese ravvicinate e ricompense immediate. Durante l’infanzia e l’adolescenza, i meccanismi cerebrali della gratificazione maturano prima delle funzioni che aiutano a controllare gli impulsi: per questo può essere più difficile interrompere un’attività molto coinvolgente.

Secondo Vicari, sottrarre semplicemente lo smartphone non risolve il problema. Studio, sport, musica, disegno, cucina, attività manuali, movimento all’aperto, amicizie e tempo condiviso in famiglia possono offrire soddisfazioni meno rapide, ma utili a costruire autonomia e capacità di regolarsi. Anche i momenti privi di stimoli organizzati possono lasciare spazio a fantasia, creatività e nuovi interessi.

Le relazioni restano un punto di riferimento importante. Secondo Save the Children, più di otto giovani su dieci descrivono in termini positivi il rapporto con i propri amici e circa l’80% esprime la stessa valutazione riguardo al legame con i genitori.

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L’intelligenza artificiale entra nelle confidenze

Un’altra area di attenzione riguarda gli strumenti di conversazione basati sull’intelligenza artificiale. Tra i 15 e i 19 anni, quasi una persona su tre li usa quotidianamente; il 41,8% afferma di averli consultati durante periodi di tristezza, solitudine o ansia. Circa il 42% li ha invece interpellati su questioni affettive, scolastiche o professionali.

La disponibilità continua e l’assenza apparente di giudizio possono rendere queste chat interlocutori attraenti, anche per affrontare argomenti difficili da condividere con altre persone. Il loro impiego richiede tuttavia cautela quando riguarda sofferenza psicologica o situazioni di rischio.

«Il problema nasce quando la chat finisce per sostituire le relazioni con gli altri o viene utilizzata come principale interlocutore rispetto a una sofferenza psicologica», osserva Vicari. A suo giudizio, l’intelligenza artificiale può accogliere e confermare il punto di vista dell’utente, ma non può assumere la responsabilità di un percorso di cura né rimpiazzare il rapporto con un professionista.


Visite settimanali a Roma

Proprio a questi casi è rivolto il nuovo ambulatorio di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, dedicato all’uso disfunzionale della rete e degli strumenti tecnologici. Il servizio prenderà in carico bambini e adolescenti per i quali smartphone, tablet, computer, videogiochi, social o altre attività online interferiscono in modo significativo con la vita di ogni giorno.

L’attività comincerà sabato 3 ottobre, dalle 8.30 alle 13.00, nella sede di Baldelli, in viale Ferdinando Baldelli 41 a Roma. Sono previste sedute ogni settimana; per accedere occorre prenotare attraverso il CUP, al numero 06.68.18.1, presentando una prescrizione per una valutazione iniziale neuropsichiatrica infantile.

ℹ️ Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono il parere del medico. Per qualsiasi dubbio sulla tua salute rivolgiti al tuo medico di fiducia.

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