Sanremo e AI: il regolamento c’è, ma provarlo sarà il vero problema
Il Festival ammette l’uso dell’intelligenza artificiale solo entro limiti precisi, ma distinguere un brano umano da uno sintetico resta un compito tutt’altro che semplice.
Le canzoni generate da software hanno già invaso le piattaforme: nei giorni di massimo traffico, a Deezer rappresentano oltre metà delle nuove consegne giornaliere. Eppure il pubblico non le premia in modo significativo, perché gli stream totali restano tra l’1% e il 3% e una quota molto ampia di questi ascolti è artificiale.
Il vero test è distinguere l’origine
Per il Festival di Sanremo, il punto non è solo mettere un divieto, ma capire come farlo valere. Il nuovo regolamento per il 2027 consente l’uso dell’intelligenza artificiale soltanto se non rimpiazza né snatura il contributo creativo di autori e interpreti.
Il problema, però, è accertare cosa sia successo davvero nella fase di scrittura e produzione. Un brano finito non porta addosso un’etichetta che lo identifichi come generato da AI, e in molti casi il risultato può passare da mani umane, da software o da una combinazione dei due.
Deezer cerca le tracce nascoste
Aurelien Herault, Chief Innovations Officer di Deezer, sostiene che i brani creati interamente con strumenti generativi sono riconoscibili con grande precisione. Nel caso di una canzone nata da un prompt su piattaforme come Suno, il sistema della società arriverebbe a un livello di affidabilità del 99,8%, e sarebbe persino in grado di capire quale versione sia stata usata.
Lo stesso vale, almeno in parte, per i pezzi misti. Se una traccia contiene elementi prodotti da una persona ma passa poi da una piattaforma di AI generativa nella versione finale, il software di Deezer dovrebbe comunque riuscire a segnalarne l’impiego.
Il metodo si basa sugli “artefatti”, cioè su minuscole anomalie che l’orecchio umano non percepisce ma che gli strumenti digitali lasciano nei file audio. Herault spiega anche che questi segni sono collegati ai singoli modelli generativi, quindi possono aiutare a capire quale sistema abbia lavorato sul brano.
Dove i controlli perdono precisione
La situazione cambia quando l’AI viene usata soltanto in una fase intermedia. Se un algoritmo inventa una melodia e poi un musicista la riscrive per un’orchestra, nel master finale può non restare alcuna traccia riconoscibile del passaggio iniziale. Un discorso simile vale per i testi: se ChatGPT fornisce le parole e poi un cantante le interpreta in studio, il risultato finale può sembrare del tutto tradizionale.
Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.
Herault ammette che, nei casi ibridi, le certezze si riducono. Per Deezer questa è oggi un’area di studio aperta, ma non esistono ancora conclusioni definitive. È proprio qui che si concentra la difficoltà maggiore per i controlli legati al Festival: individuare un uso dell’AI nel prodotto finito non coincide con la prova del suo impiego nella fase creativa iniziale.
La risposta passa da più strumenti
Per superare questo limite, l’industria guarda anche al watermarking. Google DeepMind, per esempio, ha sviluppato SynthID, un segnale digitale invisibile inserito direttamente nell’audio e pensato per resistere a tagli e modifiche. In pratica, mentre l’analisi forense cerca le tracce involontarie lasciate dal calcolo, il watermark serve a rendere riconoscibile il contenuto sin dall’origine.
Accanto a questa strada c’è il tema della provenance, cioè la ricostruzione del percorso digitale di un file. Standard come C2PA funzionano come una sorta di carta d’identità dell’opera, perché registrano come è nata e quali modifiche ha subito. Tuttavia, tutto questo è utile solo se chi sviluppa il programma decide davvero di adottarlo; con software aperti o modificati per non lasciare segni, il sistema può fallire.
Per questo i controlli, secondo il quadro descritto da Deezer, dovrebbero combinare più livelli: dichiarazioni degli autori, ricerca di watermark, analisi forense e, nei casi dubbi, verifica dei materiali originali come demo, stems e versioni intermedie. Resta comunque il nodo legale: un algoritmo può indicare una forte probabilità di traccia sintetica, ma trasformare quel risultato in una prova sufficiente per escludere un concorrente è tutta un’altra questione.
Il futuro creativo non sarà solo umano
Herault ritiene poco probabile che la musica interamente prodotta dalle macchine conquisti quote importanti del mercato, anche se l’uso dell’AI nel processo creativo è destinato a crescere. Il rapporto con il pubblico, osserva, continuerà a ruotare intorno agli artisti veri e alla dimensione dal vivo.
È proprio questo il punto con cui dovranno fare i conti anche Stefano De Martino, gli Amici della Domenica e l’Academy hollywoodiana: quanto spazio può occupare la macchina in un’opera senza togliere all’insieme la sua natura umana?
Continua a leggere
Padova, l’arte sposta i confini: 29 sguardi oltre le etichette
Filippo Arnaudo cura una collettiva alla Cattedrale Ex Macello: un progetto nato dall’esperienza della disabilità e aperto a identità, percezioni e differenze
Montagne russe e cervello: i segnali da non ignorare
Accelerazioni e rotazioni possono danneggiare vasi e vene intracraniche anche senza un colpo diretto: il pericolo riguarda soprattutto bambini, anziani e persone vulnerabili.
Istruzione e cuore, tra gli anziani il rischio cambia del 22,6%
Tra gli anziani il livello di istruzione si associa a una marcata differenza nella presenza di patologie cardiovascolari: il dato raggiunge il 38,6% nelle persone con formazione più bassa, mentre scende al 16% tra quelle con istruzione p…
Vista, 90 città aprono ai controlli gratuiti: perché conviene farli
Per la Giornata mondiale della vista dell’8 ottobre, Iapb Italia propone screening e visite gratuite mentre la miopia giovanile continua ad aumentare.