Sanità, oltre 4 milioni fuori soglia: le Regioni più in difficoltà
Le prestazioni urgenti migliorano, ma restano ampi divari territoriali e alcune visite ed esami continuano a rispettare i tempi in meno di sette casi su dieci.
Per le prestazioni con priorità più alta si osserva un miglioramento: nei primi nove mesi del 2026 le prime visite urgenti garantite entro tre giorni sono salite dal 78,8% all’81,7%, mentre quelle brevi, da effettuare entro dieci giorni, sono passate dal 78,2% all’80,6%.
Lo stesso andamento riguarda gli esami diagnostici. Le prestazioni urgenti nei tempi sono aumentate dal 74,2% al 77,3% e quelle brevi dal 76,5% al 78,2%. Anche le prestazioni differibili hanno registrato una crescita, arrivando al 73,4% per le visite e all’85,5% per gli esami.
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Più prenotazioni entro i termini
Nel complesso, tra gennaio e settembre, le prenotazioni sono cresciute da 19,7 a 21,8 milioni rispetto allo stesso periodo del 2025. Le prime visite specialistiche sono passate da 11,3 a 12,3 milioni, con un aumento dell’8,3%, mentre gli esami diagnostici sono saliti da 8,4 a 9,5 milioni, segnando un incremento del 13,3%.
L’incremento dei volumi si accompagna a una quota maggiore di prestazioni erogate nei tempi previsti. Per le prime visite il dato è salito dal 76,9% al 78,6%; per gli accertamenti diagnostici è passato dall’83,3% all’85%. In termini assoluti, le visite nei tempi sono aumentate da 8,7 a 9,6 milioni e gli esami da 7 a 8,1 milioni.
Restano comunque 4.057.139 prenotazioni nella fascia prossima al limite o oltre il termine di garanzia: 2.624.177 riguardano prime visite, pari al 21,4%, e 1.432.962 esami diagnostici, equivalenti al 15%. Considerando invece le prestazioni oltre la soglia massima, il rapporto Agenas indica una riduzione sia per le visite, da 2,14 a 2,11 milioni, sia per gli esami, da 1,089 a 1,084 milioni.
Visite ed esami più critici
Tra le prime visite, l’area oncologica presenta la quota più alta di prestazioni effettuate entro la data stabilita: 95,3%. Seguono otorinolaringoiatria, con l’83,7%, e ginecologia, con l’83,4%. All’estremo opposto si trova l’ambito dermatologico e allergologico, fermo al 69,9%, davanti alle visite oculistiche, al 73,2%, e gastroenterologiche, al 73,4%.
Sul fronte degli esami, la Tc osteomuscolare raggiunge il 95,3% di rispetto dei tempi, seguita dalla Tc cranio-encefalo al 95,2% e dalla Tc addome al 93,6%. La colonscopia è invece l’accertamento più problematico, con il 69,3% degli esami completati entro il termine; seguono elettromiografia, al 71,9%, ed esofagogastroduodenoscopia, al 72,6%.
Per le prestazioni programmabili entro 120 giorni, la quota resta quasi invariata per le prime visite, all’84,2%. Gli esami diagnostici mostrano invece un progresso, dall’85,8% all’87,1%.
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Divari regionali ancora marcati
La situazione cambia sensibilmente da un territorio all’altro. Per le prime visite rimangono sotto il 70% Friuli-Venezia Giulia, al 67,8%, Sardegna, al 64,3%, Umbria, al 62,7%, e Puglia, al 55,3%. Tutte, tranne la Sardegna, hanno comunque migliorato il risultato precedente; nell’isola il dato è sceso dal 68% al 64,3%.
Per gli esami diagnostici le percentuali più basse si registrano in Valle d’Aosta, al 69,7%, Umbria, al 64,7%, e Puglia, al 63,4%. Umbria e Puglia mostrano quindi difficoltà in entrambe le categorie, pur avendo compiuto passi avanti rispetto alle precedenti rilevazioni. La Sardegna resta da osservare soprattutto per il peggioramento relativo alle prime visite.
Tra i risultati regionali più elevati per le visite compaiono Basilicata, al 99%, Marche, al 94,7%, Lazio, al 92,3%, e Veneto, al 90,5%. Per gli esami la graduatoria è guidata dal Veneto, al 97%, seguito da Campania, al 95,8%, Basilicata, al 95,1%, Marche, al 92,5%, Lazio, al 90,7%, e Toscana, al 90%.
Agenas vede segnali incoraggianti
Il bollettino di Agenas descrive un miglioramento complessivo sia per le prime visite sia per la diagnostica. Angelo Tanese, direttore generale dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, ha sottolineato che i progressi più evidenti riguardano le classi con priorità maggiore e che i dati iniziano a delineare una direzione positiva.
L’Agenzia segnala tuttavia una possibile questione legata all’appropriatezza delle prescrizioni. In alcune Regioni, valori molto elevati potrebbero dipendere dal ricorso consistente alla classe P, quella per le prestazioni programmabili entro 120 giorni: un elemento che richiede cautela nella lettura dei risultati.
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