Sanità, il divario tra Regioni resta: la Fism indica la prossima sfida
I dati Agenas mostrano percentuali migliori e più prenotazioni, ma persistono differenze territoriali e alcune criticità da affrontare.
La Fism assicura il proprio impegno per mettere in rete società scientifiche, amministrazioni regionali e istituzioni, con l’obiettivo di trasformare i dati in azioni controllabili e in un accesso alle cure più rapido e omogeneo. La Federazione, che riunisce le società medico-scientifiche italiane, considera il coordinamento tra i diversi livelli decisionali decisivo per ridurre le disparità presenti sul territorio.
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Il prossimo banco di prova
Un passaggio importante sarà l’attuazione del Piano nazionale di governo delle liste di attesa 2026-2028. A partire dal 1° gennaio 2027, il sistema di monitoraggio includerà 114 prestazioni, rispetto alle 55 attualmente seguite.
Secondo la Fism, le società scientifiche potranno mettere a disposizione competenze per rivedere le priorità, formulare quesiti diagnostici più adeguati e diffondere esperienze utili. La Federazione considera essenziale un dialogo continuativo fra comunità scientifica, Regioni e autorità pubbliche.
I miglioramenti non sono uniformi
Il quadro presenta tuttavia alcune eccezioni. Tra gli esami osservati, la risonanza magnetica del tronco encefalico è l’unica ad aver registrato una flessione nel rispetto dei tempi garantiti, passato dall’84,8% all’82,4%.
Sono inoltre cresciute le prenotazioni vicine al limite previsto, da 795 mila a 858 mila. La Fism segnala anche forti differenze regionali nell’impiego della classe P, quella riferita alle prestazioni programmabili entro 120 giorni: il dato nazionale è pari al 34,9%.
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Numeri Agenas in crescita
Il bollettino Agenas, riferito al 30 settembre 2026 e confrontato con lo stesso periodo dell’anno precedente, registra un aumento delle prenotazioni, salite da 19,7 a 21,8 milioni.
Anche il rispetto delle scadenze fissate per le prime visite è migliorato, passando dal 76,9% al 78,6%. Per gli esami diagnostici l’incremento va dall’83,3% all’85%, con segnali positivi anche nelle categorie di urgenza e di breve attesa.
La Fism interpreta questi risultati come un avanzamento da consolidare, ma invita a non trascurare le aree con le maggiori difficoltà. Per colmare le differenze, indica la necessità di intervenire sull’offerta disponibile, sull’appropriatezza delle prescrizioni e sulla continuità della presa in carico, distinguendo i primi accessi dai controlli successivi.
ℹ️ Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono il parere del medico. Per qualsiasi dubbio sulla tua salute rivolgiti al tuo medico di fiducia.
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