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Salute 2 min di lettura2 ore fa

Sanità, il conto nascosto: 32 miliardi da trovare in tre anni

Il rapporto Gimbe segnala una perdita virtuale di 18,8 miliardi e avverte: senza nuove risorse, il divario potrebbe pesare su Regioni e cittadini.

Il problema più urgente per il Servizio sanitario nazionale guarda già ai prossimi anni: secondo la Fondazione Gimbe, nel prossimo triennio potrebbero mancare 32,3 miliardi di euro rispetto al fabbisogno previsto. La spesa sanitaria crescerà in valore assoluto, ma il suo peso sul Pil resterà stabile o diminuirà, lasciando aperto il problema della copertura dei Livelli essenziali di assistenza.

Il dato emerge dal Nono Rapporto sul Servizio Sanitario Nazionale, presentato nella Sala della Regina della Camera dei deputati. Il documento fotografa anche una riduzione meno evidente: tra il 2023 e il 2026 il finanziamento è aumentato sulla carta, ma la quota di ricchezza nazionale destinata alla sanità si è ridotta.


Il divario futuro arriva a 32,3 miliardi

Le previsioni contenute nel Documento programmatico di finanza pubblica, approvato il 2 ottobre, indicano per i prossimi tre anni una crescita nominale della spesa sanitaria. Rapportata al prodotto interno lordo, tuttavia, la spesa dovrebbe calare oppure rimanere ferma. Da qui nasce la stima Gimbe di un fabbisogno superiore di 32,3 miliardi rispetto alle risorse assegnate al Fondo sanitario nazionale.

Il presidente della Fondazione, Nino Cartabellotta, ha sottolineato che allo Stato spetta assicurare il finanziamento dei Livelli essenziali di assistenza. Il punto, ha osservato, è capire con quali fondi verrà coperta la distanza tra le necessità del sistema e quanto effettivamente stanziato.


Crescita nominale, risorse più basse

Tra il 2022 e il 2026 il Fondo sanitario nazionale passerà da 125,4 a 142,9 miliardi di euro, con un incremento complessivo di 17,5 miliardi. Il confronto con il Pil restituisce però un quadro diverso: nel 2022 il Fondo valeva il 6,27% della ricchezza prodotta dal Paese, mentre negli anni successivi la percentuale si è mantenuta attorno al 6%, arrivando al 6,14% nel 2026.

Secondo Gimbe, la differenza rispetto al mantenimento del rapporto del 2022 equivale a 18,8 miliardi di euro di finanziamento non ricevuto. «Il finanziamento nominale è certamente aumentato ma si è ridotta la quota di ricchezza nazionale destinata al Ssn», ha spiegato Cartabellotta, descrivendo il fenomeno come una forma di riduzione non immediatamente visibile.

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L’inflazione annulla parte dell’aumento

Sul quadro pesa anche l’aumento dei prezzi. La Fondazione rileva che l’inflazione ha sostanzialmente cancellato la crescita nominale di 37,5 miliardi registrata dal Fondo sanitario tra il 2010 e il 2026, riducendo il valore effettivo dell’incremento finanziario.

Per Gimbe, la combinazione tra una quota sul Pil più contenuta e l’erosione prodotta dall’inflazione rende più difficile sostenere le esigenze del Servizio sanitario nazionale. Se non arriveranno ulteriori stanziamenti, il peso potrebbe trasferirsi sui bilanci regionali.

Cartabellotta ha avvertito che, per mantenere l’equilibrio dei conti, le Regioni avrebbero due strade: aumentare le imposte oppure ridurre i servizi. «In entrambi i casi, il costo ricadrà ancora una volta sui cittadini», ha concluso.

ℹ️ Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono il parere del medico. Per qualsiasi dubbio sulla tua salute rivolgiti al tuo medico di fiducia.

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