Roma, ricostruito il dito di una studentessa dopo l’incidente
La 21enne ha superato due operazioni e più di un anno di riabilitazione dopo il grave trauma in scooter
Una studentessa brasiliana di 21 anni ha recuperato l’uso del dito quasi amputato in un incidente stradale avvenuto a Roma.
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Il chirurgo e la sua esperienza
A seguire il caso è stato Alessandro Piperno, specialista in Ortopedia e Traumatologia e chirurgo della mano all’Ospedale Israelitico di Roma. Il medico ha una formazione specifica nella microchirurgia e ha completato un periodo di specializzazione in chirurgia della mano presso la University of Iowa, negli Stati Uniti, oltre ad aver frequentato il Centro di Microchirurgia del Queen Victoria Hospital di East Grinstead, nel Regno Unito.
Piperno lavora nell’Unità di Chirurgia della mano e Microchirurgia dell’Ospedale Israelitico e all’Upmc Salvator Mundi International Hospital. Si occupa di traumi e patologie della mano e del polso, trattamento del linfedema e procedure microchirurgiche, anche con supporto robotico. È inoltre autore e coautore di studi pubblicati su riviste scientifiche italiane e internazionali.
Le tecniche discusse a Siena
Il tema dell’assistenza robotica è stato affrontato anche durante il simposio della Società italiana di Microchirurgia, organizzato il 23 ottobre al Complesso museale Santa Maria della Scala di Siena. L’incontro, intitolato “L’Osso Rivascolarizzato”, ha riunito specialisti impegnati nella ricostruzione ossea vascolarizzata.
Durante i lavori sono state esaminate applicazioni nella chirurgia degli arti, della mano, della testa e del collo. Piperno ha presieduto la sessione dedicata alle nuove prospettive della ricostruzione ossea.
Il recupero dopo il trauma
La giovane era rimasta coinvolta in un incidente con uno scooter e il rimorchio di un camion. Il dito era ancora collegato alla mano soltanto attraverso un lembo cutaneo e una delle arterie digitali.
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Nel primo intervento sono stati stabilizzati i frammenti ossei e sono stati ricostruiti tendini, nervo e vaso sanguigno. Per riunire i segmenti dell’arteria con una sutura di estrema precisione è stato utilizzato il sistema Symani, mentre nei mesi successivi un’altra operazione ha permesso di trattare le aderenze e l’instabilità dell’articolazione.
Dopo più di dodici mesi di recupero e un percorso fisioterapico, la studentessa ha ripreso le normali attività quotidiane. La struttura sanitaria ha precisato che l’esito dipende dalla combinazione tra tecnica ricostruttiva, condizioni della lesione, competenza chirurgica e riabilitazione, non dall’impiego isolato della tecnologia.
I limiti dell’assistenza robotica
Piattaforme come Symani e Musa 3 sono progettate per rendere più stabili i movimenti del chirurgo e per ridurre il tremore fisiologico della mano. Il sistema consente inoltre di ridimensionare il gesto durante la sutura di vasi e nervi molto piccoli.
Secondo Piperno, «l’impiego di queste tecnologie non rende superflue l’esperienza e la valutazione del medico, né garantisce da solo un esito favorevole». Il chirurgo ha aggiunto che la ricerca dovrà chiarire in quali procedure l’aiuto robotico produca un beneficio clinico misurabile e come integrarlo con l’esperienza dell’operatore.
Guardando agli sviluppi della microchirurgia, Piperno ha descritto un settore nel quale innovazione e capacità manuale continueranno a procedere insieme: «La sfida sarà capire sempre meglio in quali interventi la robotica possa fare la differenza, integrando le nuove tecnologie con l’esperienza del chirurgo e la valutazione dei risultati clinici».
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