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Salute 2 min di lettura5 ore fa

Reumatologia, cure e farmaci non sono uguali in tutta Italia: i dati

La Società italiana di reumatologia denuncia forti squilibri nell’assistenza e chiede alle istituzioni una rete nazionale più omogenea.

Per circa 10 milioni di italiani alle prese con almeno una patologia reumatologica, l’assistenza può cambiare sensibilmente in base al territorio di residenza. Le strutture specialistiche, la prescrizione dei farmaci biologici e persino il peso della disciplina nei corsi universitari mostrano infatti differenze rilevanti tra le Regioni.

Il quadro emerge dalla prima edizione del Libro Bianco della Reumatologia italiana, presentata dalla Società italiana di reumatologia al Senato durante una conferenza promossa dalla senatrice Maria Cristina Cantù, in occasione della trentesima Giornata mondiale delle malattie reumatologiche.


Pochi centri e accesso diseguale

Sul territorio nazionale risultano 42 Unità operative complesse di reumatologia: il rapporto è pari a 0,71 strutture ogni milione di abitanti. La distribuzione, però, non è uniforme e determina una disponibilità di servizi molto diversa da una Regione all’altra.

Un problema riguarda anche la possibilità di ottenere direttamente le terapie più innovative. Secondo i dati raccolti dalla Sir, circa il 23% dei reumatologi che lavorano negli ambulatori non è autorizzato a prescrivere farmaci biologici. In queste situazioni, alcuni pazienti devono raggiungere un altro centro abilitato, con un ulteriore passaggio nel percorso assistenziale.

Per rafforzare la rete territoriale, il documento indica come riferimento almeno 30 ore settimanali di attività specialistica ogni 100.000 abitanti. Viene inoltre chiesta la presenza di centri dedicati ai casi più complessi, dotati anche di posti letto specifici.


La formazione resta troppo variabile

Le disparità non riguardano soltanto l’organizzazione delle cure. Nei corsi di laurea in Medicina, l’insegnamento della Reumatologia può valere da uno a quattro crediti formativi, a seconda dell’università, mentre in alcune sedi non è presente un professore ordinario della disciplina.

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La Sir propone quindi di aumentare il numero dei reumatologi nelle aree che ne hanno maggiore bisogno e di rendere più omogenei i percorsi assistenziali regionali. Tra le richieste figura anche una disponibilità più uniforme dei medicinali innovativi sull’intero territorio nazionale, insieme a un maggiore spazio della materia nella formazione universitaria.

Cantù ha collegato il documento al disegno di legge numero 946, presentato nel marzo 2024 e rilanciato nell’ottobre 2025, dedicato al potenziamento e alla riorganizzazione dell’assistenza reumatologica. La senatrice ha affermato: «Resta uno scarto tra i progressi della scienza e le difficoltà di accesso reale alle cure, con troppe disomogeneità nei servizi».

Secondo Cantù, il provvedimento avrebbe concluso l’istruttoria nelle Commissioni competenti e potrebbe arrivare all’esame dell’Aula nei primi giorni dell’anno prossimo. Andrea Doria, presidente della Sir, ha invece sottolineato che una diagnosi e un trattamento più tempestivi possono tradursi in risultati clinici migliori, meno disabilità, ricoveri e interventi chirurgici, oltre a favorire la permanenza al lavoro e la possibilità di continuare a occuparsi della propria famiglia.

ℹ️ Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono il parere del medico. Per qualsiasi dubbio sulla tua salute rivolgiti al tuo medico di fiducia.

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