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Salute 2 min di lettura20 ore fa

Regeni, alle 18 il verdetto: il processo agli 007 arriva al punto decisivo

Dopo dieci anni la Corte d’Assise di Roma decide sul caso del ricercatore friulano, mentre la famiglia attende una risposta dagli imputati egiziani mai comparsi in aula.

Per la famiglia Regeni il traguardo raggiunto a Roma ha già un valore enorme, ma il passaggio decisivo arriverà alle 18, quando la Prima Corte d’Assise dovrebbe leggere la sentenza sul sequestro, le torture e l’uccisione di Giulio. I quattro agenti egiziani accusati nel procedimento non sono presenti in aula.


Dieci anni per arrivare al verdetto

Alessandra Ballerini, avvocata dei genitori del ricercatore, ha ricordato davanti al palazzo di giustizia quanto sia stato improbabile arrivare fino a questo punto. “In pochi avrebbero scommesso sul fatto che saremmo arrivati a un processo e poi a sentenza. Questa è già una vittoria, ma ovviamente non ci accontentiamo”, ha affermato durante il sit-in organizzato a piazzale Clodio.

Accanto a Paola e Claudio Regeni e a Irene, sorella di Giulio, la legale ha ripercorso il lungo cammino seguito alla scomparsa del giovane, rapito al Cairo e trovato morto nel 2016. Ballerini ha attribuito un ruolo importante alla mobilitazione pubblica e alla presenza costante degli attivisti: “Siamo qui oggi nonostante questo faticosissimo percorso a ostacoli, in salita. Grazie alla scorta mediatica e al popolo giallo”.


Gli imputati restano fuori dall’aula

Nel processo sono coinvolti il generale Tariq Sabir, i colonnelli Uhsam Helmi e Athar Kamel Mohamed Ibrahim e il maggiore Magdi Ibrahim Abdelal Sharif. Per tutti l’accusa contesta il sequestro di persona pluriaggravato; a Sharif vengono inoltre attribuiti il concorso nelle lesioni personali aggravate e quello nell’omicidio aggravato.

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Lo scorso giugno il procuratore aggiunto di Roma Sergio Colaiocco aveva sollecitato una condanna all’ergastolo per uno degli imputati e pene pari a 17 anni e mezzo per gli altri tre. In camera di consiglio sono entrati i giudici della Prima Corte d’Assise, mentre nell’aula del tribunale, insieme ai familiari e ai loro avvocati, era presente anche il procuratore capo di Roma Francesco Lo Voi.


La famiglia respinge le pressioni esterne

Ballerini ha sostenuto che le autorità egiziane abbiano tentato in ogni modo di bloccare il procedimento. Ha però sottolineato la determinazione dei Regeni e il significato che il processo assume per i diritti della famiglia, prima di commentare la visita di Antonio Tajani in Egitto dal presidente Abdel Fattah al-Sisi: “Non ci riguarda, perché la nostra è una democrazia: c’è la separazione dei poteri prevista dalla nostra Costituzione”.

All’esterno della cittadella giudiziaria hanno partecipato anche Elly Schlein, segretaria del Pd, e Gianni Cuperlo, deputato dem. Schlein ha salutato i familiari del ricercatore; con loro c’erano numerosi attivisti del “popolo giallo”, riuniti dietro uno striscione dedicato alla richiesta di verità per Giulio Regeni.

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