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Cronaca 1 min di lettura10 ore fa

Raffreddore persistente, Pregliasco spiega quando serve il medico

Sintomi prolungati possono dipendere da un’unica infezione o da virus diversi contratti a pochi giorni di distanza

Un raffreddore può trascinarsi per settimane, ma non sempre indica un’unica infezione ancora attiva. In alcuni casi i disturbi restano dopo la fase acuta; in altri si susseguono episodi provocati da virus differenti.

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Quando serve il medico

Gli antibiotici non curano le infezioni virali. «Devono essere utilizzati soltanto quando il medico individua una possibile complicanza batterica», ha ricordato il virologo Fabrizio Pregliasco, invitando a evitare il fai da te.

La valutazione medica è necessaria se, dopo un iniziale miglioramento, tornano la febbre, una tosse più forte o un malessere marcato. Anche temperatura elevata o persistente, dolore intenso al viso o alle orecchie e stanchezza fuori misura possono indicare sinusite, otite o un interessamento dei polmoni. Difficoltà respiratoria rilevante, dolore toracico continuo e perdita di lucidità richiedono invece assistenza urgente, chiamando il 112 se necessario. Anziani, persone immunodepresse, soggetti fragili e pazienti con malattie croniche devono prestare particolare attenzione.

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Perché i sintomi si trascinano

Secondo Pregliasco, il disturbo può presentarsi con tosse, naso chiuso e secrezioni che persistono anche quando l’agente infettivo è già stato eliminato. La risposta infiammatoria dell’organismo può infatti mantenere irritate le mucose per un periodo più lungo. Un raffreddore ordinario tende a ridursi in 7-10 giorni, mentre la tosse può durare 2 o 3 settimane.

Il fenomeno è più frequente nella stagione in cui circolano contemporaneamente numerosi virus respiratori. Una persona può ammalarsi di nuovo mentre sta ancora recuperando oppure a breve distanza dal primo episodio: i sintomi si sovrappongono e fanno pensare a un unico raffreddore senza fine. In altri casi il decorso appare intermittente, con un miglioramento seguito da un nuovo peggioramento. «Non significa necessariamente che i virus siano diventati più aggressivi o che le nostre difese siano indebolite», ha precisato il virologo.

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