Papillomavirus, in Italia vaccinato un adolescente su due
A Lucca presentato Il Quinto, fumetto pensato per informare i giovani adulti sui rischi e sulla prevenzione
In Italia la vaccinazione contro il papillomavirus umano raggiunge appena circa la metà degli adolescenti. La copertura si ferma intorno al 45% tra i ragazzi di 12 anni.
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Il fumetto presentato a Lucca
Il progetto Il Quinto è stato distribuito gratuitamente durante il festival Lucca Comics & Games e continuerà dopo la manifestazione con nuovi episodi, un fumetto digitale e altri appuntamenti anche online. L’obiettivo è spingere i lettori tra i 18 e i 30 anni a informarsi e a discutere dei propri dubbi con un medico.
La storia intreccia amicizie interrotte e ricostruite, ricordi e promesse, inserendo gradualmente il tema dell’Hpv. La sceneggiatura è stata affidata a Luca Enoch, mentre i disegni sono di Giacomo Bevilacqua e Paolo Barbieri; la copertina è stata realizzata da Peach Momoko, artista giapponese nota anche per il lavoro con Marvel.
Valerio Amilcare, conosciuto come Mangiasogni e responsabile dei contenuti artistici, ha spiegato che il fumetto può affrontare argomenti complessi con un linguaggio accessibile alle generazioni più giovani: “È un mezzo chiave per toccare temi molto importanti, con un linguaggio di facilissimo accesso per le generazioni giovani e giovanissime”. Emanuele Vietina e Silvia Ceccarelli, di Lucca Crea e Lucca Comics & Games, hanno evidenziato la capacità del fumetto di trasformare questioni articolate in racconti capaci di coinvolgere.
I tumori collegati al virus
Il papillomavirus è collegato ad almeno sei forme tumorali e, in Italia, a più di 5.700 nuovi casi ogni anno. Tra le patologie associate c’è il tumore della cervice uterina, che risulta il quinto più diffuso tra le donne con meno di 50 anni.
L’infezione può riguardare collo dell’utero, ano, pene, vulva e orofaringe. Secondo le stime europee, il virus è presente in circa il 100% dei tumori della cervice uterina e dell’ano, nel 78% di quelli vaginali, nel 31% delle neoplasie della vulva, nel 51% di quelle del pene e nel 37% dei tumori dell’orofaringe, cioè la zona della gola situata dietro la bocca.
Circa l’80% delle persone sessualmente attive entra in contatto con l’Hpv almeno una volta. Nella maggior parte dei casi l’organismo elimina l’infezione, ma quando il virus persiste e appartiene a un ceppo ad alto rischio può portare a un tumore dopo un periodo compreso tra 7 e 15 anni.
Screening limitato e protezione
Per il tumore della cervice uterina esistono controlli capaci di individuare le lesioni prima della trasformazione neoplastica. Pap test e test Hpv sono offerti gratuitamente alle donne tra i 25 e i 64 anni, consentendo di intervenire sulle alterazioni individuate.
Per le altre forme tumorali associate al virus non sono invece disponibili programmi di screening analoghi. “Per i tumori dell’orofaringe, anali o del pene non c’è uno screening come per la cervice uterina”, ha chiarito Caterina Rizzo, docente ordinaria di Igiene e Medicina preventiva all’Università di Pisa.
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L’assenza di sintomi può ritardare l’individuazione dell’infezione. Negli uomini, ha aggiunto Rizzo, la malattia può essere diagnosticata quando le possibilità terapeutiche risultano già molto invasive. Per questo, in assenza di controlli dedicati, la vaccinazione rappresenta la principale forma di protezione.
Le differenze nella vaccinazione
Il vaccino viene proposto a ragazze e ragazzi, ma la copertura maschile rimane inferiore di circa 6-8 punti percentuali rispetto a quella delle coetanee. Rizzo ha ricordato che tra il 2007 e il 2017 la raccomandazione riguardava soltanto le ragazze, contribuendo a mantenere l’idea che l’Hpv fosse soprattutto un problema femminile.
Le adolescenti incontrano più spesso il ginecologo, che può parlare della vaccinazione, mentre per i maschi manca un’occasione sanitaria equivalente. Gli studi clinici indicano che il vaccino può prevenire oltre il 90% dei tumori legati all’Hpv e offre la protezione maggiore prima del contatto con i ceppi virali; per questo viene raccomandato intorno agli 11-12 anni, prima dell’inizio dei rapporti sessuali.
La situazione varia molto tra le Regioni. Lombardia e Umbria arrivano all’85% di copertura, mentre in diverse aree del Centro-Sud il dato si colloca tra il 40% e il 50%. L’obiettivo nazionale fissato dal ministero della Salute è vaccinare il 95% dei dodicenni, una soglia ancora lontana secondo Carlo Signorelli, docente ordinario di Igiene e Sanità pubblica all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano.
Il recupero negli anni successivi
La vaccinazione può essere effettuata anche dopo l’adolescenza e può offrire una protezione contro ceppi diversi da quello eventualmente già incontrato. In alcune Regioni le donne possono riceverla gratuitamente fino ai 30 anni; la letteratura internazionale, ha riferito Rizzo, indica possibili benefici anche fino ai 40 anni. Negli Stati Uniti l’autorizzazione arriva fino ai 45 anni.
Per gli uomini, il Piano nazionale di prevenzione vaccinale prevede l’offerta gratuita fino ai 18 anni, mentre numerose Regioni l’hanno estesa fino ai 26-30 anni. Oltre queste età la vaccinazione resta possibile a pagamento o con tariffa agevolata, secondo le modalità previste localmente.
Per aumentare le adesioni, Signorelli ha indicato nella comunicazione uno degli strumenti da rafforzare. Il Quinto nasce proprio con questo intento: raggiungere anche i giovani adulti che, quando avevano 12 anni, non hanno ricevuto il vaccino.
ℹ️ Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono il parere del medico. Per qualsiasi dubbio sulla tua salute rivolgiti al tuo medico di fiducia.
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