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Salute 2 min di lettura30 set

Obesità, la replica a Nisticò: “Non è una colpa, servono cure durature

La Sio apre al modello francese per rimborsare i farmaci ai pazienti più fragili, ma contesta l’idea di terapie limitate a sei mesi e di responsabilità legate solo agli stili di vita

Il percorso avviato in Francia viene indicato dalla Società Italiana dell’Obesità come possibile riferimento per l’Italia. Dal 15 giugno, nel Paese, i nuovi trattamenti farmacologici sono rimborsati alle persone con le forme più gravi della patologia, sulla base di parametri clinici stringenti e con la prescrizione affidata agli specialisti.

Secondo Silvio Buscemi, Presidente SIO, questa impostazione può conciliare appropriatezza delle cure, sostenibilità economica e accesso ai trattamenti. “L’esperienza francese dimostra che appropriatezza, sostenibilità economica e diritto alla cura possono convivere”, ha affermato, spiegando che la società è disponibile a collaborare alla definizione di un sistema analogo in Italia.


La rimborsabilità parte dai casi più gravi

La Sio considera positiva l’ipotesi di riconoscere la rimborsabilità dei nuovi farmaci anti-obesità almeno alle categorie con il rischio clinico più elevato. L’orientamento, secondo l’organizzazione, dovrebbe però tradursi in un programma graduale, fondato su priorità mediche precise e su criteri capaci di garantire la sostenibilità del sistema.

Buscemi ha chiarito che l’obiettivo non è estendere automaticamente il rimborso a tutti, ma cominciare dai pazienti con obesità più severa. L’apertura viene quindi vista come un possibile punto di partenza, da trasformare in decisioni concrete per le persone che presentano le maggiori necessità di cura.


Perché la Sio contesta la durata

Il nodo più controverso riguarda la durata del trattamento. La Sio ricorda che, per medicinali come semaglutide, le indicazioni autorizzate in ambito europeo e nazionale comprendono sia la riduzione del peso sia il suo mantenimento nel tempo, e non descrivono necessariamente un intervento circoscritto a sei mesi.

Per gli specialisti, considerare la prosecuzione oltre quel periodo come uso off-label non rifletterebbe il quadro della malattia. L’obesità viene descritta come una condizione cronica, progressiva e soggetta a ricadute: per questo, la gestione terapeutica deve tener conto della possibile necessità di un accompagnamento prolungato.

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La polemica sulle parole di Nisticò

La presa di posizione della Sio arriva dopo l’intervento di Robert Nisticò, Presidente dell’Agenzia Italiana del Farmaco, durante la puntata di domenica scorsa di Presa Diretta. In quell’occasione, il vertice dell’Aifa ha ricondotto l’eccesso di peso soprattutto a comportamenti e abitudini non corretti, sostenendo inoltre l’ipotesi di un impiego dei farmaci limitato a un ciclo di sei mesi.

L’associazione scientifica considera questa lettura non aggiornata e potenzialmente dannosa per la percezione pubblica della patologia. “L’obesità è una malattia cronica, progressiva e recidivante, non una colpa individuale”, ha dichiarato Buscemi, aggiungendo che gli stili di vita incidono sulla prevenzione e sul trattamento, ma non possono diventare la spiegazione esclusiva della condizione.

Per la Sio, attribuire il problema principalmente a presunte scelte sbagliate rischia di riaccendere lo stigma che ancora colpisce le persone con obesità. Proprio per questo l’organizzazione giudica particolarmente gravi le affermazioni sulla natura della malattia e sulla durata delle terapie, pur valutando favorevolmente l’eventuale apertura dell’Aifa a un rimborso selettivo.

ℹ️ Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono il parere del medico. Per qualsiasi dubbio sulla tua salute rivolgiti al tuo medico di fiducia.

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