Neonati, lo sguardo cambia già nelle prime ore: cosa mostra lo studio
Un’analisi su 130 bambini appena nati rileva una maggiore attenzione femminile ai volti, pur sottolineando che si tratta di differenze medie e non individuali.
La preferenza per il volto umano compare in entrambi i gruppi, ma non con la stessa intensità. Un’indagine condotta su 130 neonati suggerisce infatti che, già a circa 33 ore dalla nascita, le femmine destinino più attenzione agli stimoli sociali rispetto ai maschi, che mostrano invece un interesse relativamente superiore per oggetti privi di contenuto sociale.
Il risultato non descrive il comportamento di ogni singolo bambino e non stabilisce una separazione netta tra i sessi. Secondo i ricercatori, può però contribuire a comprendere meglio l’interazione tra fattori biologici, ambiente e sviluppo delle capacità sociali, offrendo anche nuovi spunti per lo studio dell’autismo e della neurodiversità.
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Lo sguardo dei neonati sotto osservazione
Il gruppo analizzato comprendeva 67 maschi e 63 femmine, con un’età media di 33 ore. I bambini hanno assistito alla proiezione simultanea di due filmati: in uno compariva un volto umano in movimento naturale, nell’altro alcune sfere metalliche oscillavano come in un pendolo di Newton.
Attraverso strumenti per il tracciamento oculare, gli studiosi hanno calcolato quanto tempo ciascun neonato rivolgesse lo sguardo ai due contenuti. Nel complesso, il volto è risultato lo stimolo preferito da entrambi i gruppi; la differenza è emersa nella quantità relativa di attenzione dedicata all’immagine sociale, maggiore tra le femmine.
La ricerca, realizzata da studiosi dell’Autism Research Centre dell’Università di Cambridge, costituisce una delle repliche più ampie di un precedente lavoro svolto dallo stesso gruppo nei primi anni Duemila. I risultati sono stati pubblicati di recente sulla rivista scientifica Biology of Sex Differences.
Una differenza media, non una regola
Carrie Allison, vicedirettrice dell’Autism Research Centre e componente della squadra di ricerca, ha invitato a non trasformare il dato in una classificazione rigida: «Le differenze osservate non riguardano tutti i neonati maschi o tutte le femmine, ma emergono solo quando si confrontano, in media, gruppi di neonati dei due sessi».
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Questa precisazione è centrale per interpretare i risultati. La tendenza osservata riguarda il confronto statistico tra gruppi e non consente di prevedere il comportamento del singolo neonato, né di stabilire che un bambino o una bambina svilupperà necessariamente determinate capacità sociali.
Biologia e ambiente restano intrecciati
L’osservazione a poco più di un giorno dal parto è stata scelta per ridurre l’influenza delle esperienze successive alla nascita e dei condizionamenti sociali. Per gli autori, ciò lascia aperta l’ipotesi che le differenze possano iniziare a formarsi già durante la gravidanza, sotto l’azione combinata di genetica, sviluppo cerebrale e ormoni prenatali.
Lo studio, tuttavia, non presenta biologia ed educazione come spiegazioni alternative. I ricercatori ritengono piuttosto che entrambi gli elementi possano concorrere alla crescita individuale. In questo quadro, i dati potrebbero alimentare il dibattito sulle origini delle differenze nello sviluppo e fornire ulteriori indicazioni per la ricerca sull’autismo, una condizione diagnosticata più spesso nei maschi che nelle femmine.
ℹ️ Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono il parere del medico. Per qualsiasi dubbio sulla tua salute rivolgiti al tuo medico di fiducia.
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