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Salute 2 min di lettura1 ora fa

Microplastiche e fertilità: cosa sappiamo e cosa resta da capire

Tracce sono state trovate in diversi campioni legati alla gravidanza e alla riproduzione, ma gli esperti chiedono studi solidi prima di trarre conclusioni sugli effetti

La presenza di microplastiche in placenta, sangue cordonale, liquido amniotico e liquido follicolare sta spingendo la comunità scientifica a interrogarsi sulle possibili conseguenze per la salute riproduttiva. Il tema è stato discusso durante una conferenza promossa dalla Sigo, dedicata al rapporto tra ambiente, fertilità, gravidanza e prevenzione.

Un ulteriore elemento arriva dal progetto Life persuaded, coordinato dall’Istituto superiore di sanità e realizzato su coppie madre-bambino: i metaboliti degli ftalati sono stati individuati nel 100% dei partecipanti, mentre il bisfenolo A è emerso nel 77% dei casi. I dati descrivono un’esposizione diffusa, ma non stabiliscono da soli quali effetti queste sostanze possano produrre.

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Le tracce biologiche non bastano

Il liquido follicolare, che avvolge l’ovocita durante la maturazione, rientra tra i campioni nei quali sono state rilevate microplastiche. La loro individuazione in materiali collegati all’apparato riproduttivo ha aperto nuovi interrogativi, senza però dimostrare un rapporto diretto con la fertilità o con la qualità degli ovociti.

Stefano Lello, consulente scientifico della Fondazione Policlinico Gemelli, ha invitato alla cautela: «Dobbiamo capire se e in quali condizioni l’esposizione possa incidere sulla qualità degli ovociti e sulla fertilità, attraverso studi clinici affidabili e confrontabili». Per arrivare a risposte verificabili, secondo gli esperti servono ricerche indipendenti, criteri di misurazione condivisi e un monitoraggio più sistematico dell’ambiente.


Il nodo degli interferenti endocrini

Microplastiche e sostanze associate, come ftalati e bisfenolo A, sono state esaminate anche per la loro possibile capacità di interferire con il sistema endocrino. Simonetta Marucci, endocrinologa dell’Università Campus Bio-Medico di Roma, ha descritto questo sistema come una rete di comunicazione collegata anche agli apparati nervoso e immunitario, sottolineando la particolare sensibilità di alcune fasi dello sviluppo.

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Elsa Viora, presidente della Federazione Sigo, ha spiegato che l’iniziativa punta a coinvolgere cittadini, istituzioni e professionisti, separando le evidenze già documentate dalle ipotesi ancora da verificare. L’obiettivo indicato durante l’incontro è favorire un’informazione corretta e sostenere nuovi approfondimenti, senza trasformare i ritrovamenti in conclusioni premature.


Dalla sorveglianza alle scelte quotidiane

Accanto alla ricerca, durante la conferenza è stata richiamata l’importanza di ridurre le esposizioni considerate evitabili. Maria Grazia Petronio, epidemiologa e vicepresidente di Isde Italia, ha indicato tre comportamenti: diminuire il ricorso agli imballaggi monouso, scegliere contenitori riutilizzabili quando possibile ed evitare di riscaldare gli alimenti nella plastica.

Queste indicazioni sono state presentate come misure pratiche di prevenzione, mentre la valutazione degli eventuali effetti sulla fertilità resta affidata a studi clinici rigorosi. Il quadro, dunque, combina risultati già osservati nei campioni biologici e domande ancora aperte sulla loro rilevanza per la salute.

ℹ️ Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono il parere del medico. Per qualsiasi dubbio sulla tua salute rivolgiti al tuo medico di fiducia.

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