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Salute 2 min di lettura6 giorni fa

Michele Merlo, il risarcimento negato riaccende la battaglia dei genitori

Dopo la decisione del tribunale civile di Vicenza, Domenico e Katia annunciano l’intenzione di andare in appello e contestano il peso dato alle probabilità di sopravvivenza.

La decisione del tribunale civile di Vicenza ha lasciato senza risarcimento i genitori di Michele Merlo, ma ha anche aperto un nuovo fronte legale. Domenico e Katia, infatti, guardano già all’appello dopo il rigetto della loro richiesta contro il medico di medicina generale indicato nell’accusa come responsabile della diagnosi tardiva.

Il nodo della sentenza sta tutto nel rapporto tra negligenza e possibilità di salvezza. Pur riconoscendo l’errore del dottor Vitaliano, il giudice ha ritenuto che, sulla base delle valutazioni dei CCTTUU e dei tempi degli eventi, anche una diagnosi corretta non avrebbe cambiato abbastanza l’esito della malattia che ha portato alla morte del cantante il 6 giugno 2021.


Il peso delle percentuali nella sentenza

Secondo quanto emerso dal dispositivo, una diagnosi tempestiva avrebbe lasciato soltanto un margine del 10/15% di sopravvivenza per il giovane. Nella stessa ricostruzione, gli esami richiesti con urgenza dal medico non sarebbero comunque bastati a far partire in tempo la terapia contro la leucemia mieloide acuta.

Da qui la scelta del tribunale di non accogliere la domanda di risarcimento. Il ragionamento dei consulenti tecnici, richiamato nella decisione, è stato che la cura utile sarebbe arrivata troppo tardi per garantire una buona probabilità di successo.


Lo sfogo di Domenico e Katia

La reazione dei genitori è arrivata subito, con toni duri. Per loro, il punto non è solo la valutazione clinica, ma il principio che emerge dalla sentenza: una vita umana non può essere ridotta a una quota percentuale.

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“È difficile accettare che, nonostante l’appurata negligenza del medico di base di Michele, il valore della vita di nostro figlio sia valutato in percentuali e in probabilità”, hanno detto Domenico e Katia, aggiungendo che anche un margine minimo sarebbe stato sufficiente per tentare.

In un altro passaggio hanno contestato anche il ragionamento sulle chance di sopravvivenza a sei mesi. Per i due genitori, riconoscere l’errore del medico e respingere comunque il risarcimento significa non considerare fino in fondo cosa avrebbe comportato, per la famiglia, avere accanto Michele anche per un solo giorno in più.

ℹ️ Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono il parere del medico. Per qualsiasi dubbio sulla tua salute rivolgiti al tuo medico di fiducia.

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