Merito e mobilità sociale, il divario che l’università prova a colmare
A Pisa la rete Merita e l’Università Bocconi hanno rilanciato MeMo: dati, testimonianze e una nuova convenzione per aiutare chi arriva da famiglie senza laureati a vedere l’ateneo come una possibilità concreta.
A un anno dal diploma, la distanza resta netta: tra i giovani con almeno un genitore laureato l’iscrizione all’università tocca l’84%, mentre scende al 66% se nessuno dei due genitori ha completato un percorso universitario. Su questo squilibrio si è concentrata la giornata conclusiva di Merita, nella sede della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, dove è stata anche formalizzata la nuova intesa su MeMo.
Il progetto, nato per accompagnare ragazze e ragazzi provenienti da famiglie senza esperienza universitaria, entra così in una fase diversa. L’obiettivo dichiarato è rafforzarne la continuità e allargarne l’azione, mantenendo il lavoro di orientamento costruito negli anni dalle istituzioni della rete e dall’Università Bocconi.
La frattura che parte da casa
Il dato più evidente, richiamato durante il convegno, è che il peso delle origini familiari continua a orientare scelte e possibilità. Non conta soltanto il reddito: a incidere sono anche informazioni, reti di contatto, modelli da seguire e familiarità con l’ambiente accademico.
Da qui parte la lettura proposta all’incontro: per molti studenti e studentesse il problema non è soltanto entrare in università, ma arrivare a considerarla davvero accessibile. In questo quadro si inserisce il richiamo all’articolo 34 della Costituzione, che riconosce ai capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, il diritto di salire ai livelli più alti degli studi.
MeMo cresce e cambia scala
Nel suo intervento, Anna Maria Bernini ha sostenuto che il diritto allo studio non coincide con una formula astratta, ma con la possibilità di costruire il proprio percorso indipendentemente dalla condizione di partenza. Ha poi ricordato che MeMo ha coinvolto oltre 4.000 studentesse e studenti e che la nuova fase trasformerà l’esperienza maturata in un modello più stabile, con respiro nazionale.
A scandire il confronto sono stati anche i contributi accademici. Marco Romito, professore associato dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca, ha approfondito il ruolo dell’origine sociale e delle aspettative nelle scelte post-diploma, mentre i dati citati da AlmaLaurea indicano che tra i laureati di seconda generazione solo il 23% ha almeno un genitore laureato.
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I numeri che raccontano l’effetto del progetto
Il volume ‘Merito e mobilità sociale. L’orientamento come leva di equità’, curato da Sabina Nuti e Sara Barsanti, ha ricostruito il percorso di MeMo, avviato dalla Scuola Superiore Sant’Anna nel 2013. Il modello non si limita a presentare corsi e facoltà: intercetta gli studenti tramite le scuole, li segue nel tempo, attiva tutoraggi tra pari e offre occasioni dirette di contatto con la vita universitaria.
I risultati riportati nel libro sono stati usati come base del dialogo tra Sabina Nuti e Marta Cartabia, prorettrice all’Impegno Sociale e agli Affari Istituzionali dell’Università Bocconi. Tra chi ha preso parte al percorso, il 90,2% risultava iscritto all’università a distanza di un anno dal diploma e un altro 4,5% stava per farlo; in totale, circa 95 su 100 hanno proseguito gli studi.
Gli effetti percepiti sono stati altrettanto marcati: il 97% dei rispondenti ha indicato un beneficio sulla crescita personale e oltre il 95% ha espresso un giudizio positivo sul rapporto con tutor e tutrici. Per Cartabia, l’articolo 34 non va soltanto citato, ma tradotto in azione concreta: l’università, secondo la sua lettura, deve raggiungere i giovani prima ancora che bussino alle sue porte, passando da scuole, territori e famiglie.
La nuova fase dopo il Pnrr
La firma della convenzione ha chiuso la giornata e aperto il passaggio successivo. Con l’accordo, MeMo punta a proseguire oltre il finanziamento Pnrr e a potenziare la propria capacità di intervento senza perdere gli elementi che ne hanno caratterizzato il funzionamento.
Restano centrali il rapporto con le scuole, il sostegno lungo tutto il percorso, il tutoraggio tra pari e l’attenzione ai first-generation students. Alla riflessione finale hanno partecipato Nicola Vitiello, Alessandro Schiesaro, Mattia Crespi, Gianguido Dall’Agata e Stefania Pellegrini, insieme ai tutor del progetto, chiamati a raccontare il lavoro quotidiano di accompagnamento degli studenti.
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