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Salute 2 min di lettura10 ore fa

Melanoma avanzato, la pillola che lo rende visibile: +27% senza progressione

A Madrid sono stati illustrati i dati di uno studio di fase 3: HBI-8000, aggiunto a nivolumab, ha migliorato la risposta e il controllo della malattia.

Una nuova combinazione terapeutica ha prolungato il periodo senza peggioramento della malattia nei pazienti con melanoma avanzato. I dati, presentati a Madrid durante il congresso della Società europea di Oncologia Medica, indicano che l’aggiunta della compressa HBI-8000 all’immunoterapia con nivolumab ha ridotto del 27% il rischio di progressione rispetto al solo trattamento immunoterapico.

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Più tempo senza progressione

Nel gruppo sottoposto alla terapia combinata, la sopravvivenza libera da progressione ha raggiunto una mediana di 11,7 mesi. Con nivolumab e placebo, invece, il valore si è fermato a 7,4 mesi: una differenza di oltre quattro mesi a favore della nuova strategia.

Anche la percentuale di pazienti nei quali il tumore è regredito è risultata più elevata. La risposta è stata osservata nel 41,4% dei casi trattati con HBI-8000 e nivolumab, contro il 32,3% registrato nel gruppo di controllo.


Come la pillola espone il tumore

La sperimentazione internazionale di fase 3 HBI-8000-303 ha coinvolto 404 persone con melanoma avanzato, mai sottoposte in precedenza a un’immunoterapia basata su inibitori di PD-(L)1. Il progetto è stato sviluppato da Huyabio International e tra gli autori figura Paolo Ascierto, professore ordinario all’Università Federico II di Napoli e presidente della Fondazione Melanoma.

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HBI-8000 appartiene alla classe degli inibitori dell’istone deacetilasi, enzimi che le cellule tumorali possono utilizzare per compattare il proprio DNA e rendere meno riconoscibili gli antigeni. Il farmaco modifica l’espressione di queste sostanze e, secondo la spiegazione di Ascierto, “spoglia” le cellule maligne delle difese che le aiutano a nascondersi: in questo modo il sistema immunitario può individuarle più facilmente e nivolumab può agire con maggiore efficacia.


Una terapia orale ben tollerata

I partecipanti sono stati assegnati casualmente a due gruppi: uno ha ricevuto nivolumab insieme alla compressa di HBI-8000, mentre l’altro ha assunto nivolumab con placebo. Oltre al miglioramento del controllo della malattia, la combinazione ha mostrato effetti indesiderati considerati lievi e un profilo di sicurezza gestibile.

Per Ascierto, il passaggio da 7,4 a 11,7 mesi di sopravvivenza libera da progressione ha un peso clinico rilevante per chi presenta una malattia avanzata. La disponibilità di una molecola orale capace di potenziare l’immunoterapia senza incidere in modo eccessivo sulla tollerabilità potrebbe quindi offrire un’ulteriore possibilità terapeutica, con possibili ricadute anche sulla qualità della vita.

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