Malattie rare, 19 studi in arrivo: perché l’Italia può guadagnarci
Il programma di investimenti di Alexion punta su studi registrativi, ricerca indipendente e nuove conoscenze per il sistema italiano.
La ricerca sulle malattie rare non si limita alla sperimentazione di nuove terapie. Secondo Anna Chiara Rossi, responsabile generale di Alexion per l’Italia, gli investimenti annunciati a Roma possono produrre ricadute anche sulla conoscenza clinica e sull’assistenza ai pazienti.
Un piano con 19 studi registrativi
Nel corso dell’incontro organizzato da AstraZeneca sulla collaborazione tra settore pubblico e privato nella ricerca clinica, Rossi ha illustrato le attività previste dal programma. Alexion potrebbe avviare circa 19 studi registrativi, affiancandoli a uno studio basato sulle evidenze raccolte nella pratica clinica reale.
Il progetto comprende anche il sostegno ad almeno tre studi di ricerca indipendente. Per l’azienda, ha spiegato la manager, l’iniziativa rappresenta un’opportunità non soltanto per rafforzare le proprie attività scientifiche, ma soprattutto per contribuire allo sviluppo della ricerca sulle malattie rare in Italia.
La ricerca lascia competenze ai centri
Rossi ha evidenziato che il valore degli studi va oltre l’eventuale disponibilità di un farmaco. "Quando si fa ricerca nelle malattie rare, non si sviluppano soltanto farmaci che possono trasformare la vita dei pazienti: si contribuisce anche a creare conoscenza e a migliorare il percorso del paziente", ha affermato durante l’evento.
Secondo la rappresentante di Alexion, l’attività di ricerca trasferisce ai centri coinvolti e al Paese un patrimonio di esperienza e competenze. Questo effetto, ha sottolineato, riguarda il processo scientifico nel suo complesso e non soltanto il risultato terapeutico finale.
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La sfida per attrarre investimenti
L’iniziativa si inserisce in uno scenario nel quale i Paesi competono per ottenere risorse destinate alla ricerca e allo sviluppo. In questo quadro, Rossi ritiene che l’accordo presentato a Roma possa migliorare la capacità dell’Italia di confrontarsi con gli altri Stati europei.
"Al di là del farmaco, il processo di ricerca porta un patrimonio di conoscenza e di esperienza ai centri e al Paese in cui viene svolto", ha ribadito Rossi, indicando nella collaborazione tra istituzioni, strutture sanitarie e imprese uno degli elementi centrali del programma.
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