James Farrell, figlio dell’attore Colin Farrell, convive con Angelman
Il figlio di Colin Farrell appare nel documentario HBO Max in uscita il 25 novembre 2026
James Farrell, il figlio 23enne di Colin Farrell, compare insieme all’attore nel filmato promozionale di The Slightest Touch. Il giovane convive con la sindrome di Angelman, una rara condizione genetica che interessa lo sviluppo neurologico.
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La comparsa nel documentario
Il documentario, diretto da Rachel Fleit, sarà disponibile su HBO Max dal 25 novembre 2026. Il racconto principale riguarda il legame tra Colin Farrell ed Emma Fogarty, affetta da epidermolisi bollosa, una malattia ereditaria che rende la pelle estremamente fragile.
Nel 2024 Farrell aveva accompagnato Emma negli ultimi quattro chilometri della maratona di Dublino, spingendo la sua carrozzina. Nel filmato il figlio James appare soltanto per pochi secondi, mentre il padre lo abbraccia e scherza con lui nella loro abitazione. L’immagine offre però uno scorcio insolito della vita privata dell’attore, che per anni ha mantenuto grande riservatezza sulle condizioni del primogenito, nato nel 2003 dalla relazione con Kim Bordenave.
I segnali della malattia
La sindrome di Angelman è una patologia genetica rara del neurosviluppo. La sua frequenza stimata è compresa tra un caso ogni 12.000 e uno ogni 20.000 persone. I principali effetti riguardano lo sviluppo cognitivo e motorio, la comunicazione e la capacità di mantenere equilibrio e coordinazione.
Alla nascita, nella maggior parte dei casi, non sono presenti caratteristiche immediatamente riconoscibili. I primi segnali possono comparire tra i sei e i dodici mesi, quando il bambino non raggiunge alcune tappe attese, come stare seduto senza aiuto o produrre i primi suoni comunicativi.
Con il passare del tempo possono manifestarsi un linguaggio molto ridotto o assente, difficoltà nel camminare, crisi epilettiche e alterazioni del sonno. Sono frequenti anche sorrisi e risate, forte eccitabilità e movimenti ripetuti delle mani. Il quadro non è uguale per tutti e la gravità dipende anche dal tipo di alterazione genetica presente.
L’assenza della parola non coincide necessariamente con l’assenza di comunicazione. Gesti, immagini e sistemi di comunicazione aumentativa e alternativa possono aiutare le persone a esprimere necessità, gusti e stati d’animo.
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Origine genetica e diagnosi
La condizione è legata al malfunzionamento del gene UBE3A, che si trova sul cromosoma 15. Ogni individuo possiede in genere una copia materna e una paterna, ma nelle cellule nervose è normalmente attiva soprattutto quella ricevuta dalla madre. Se questa copia manca o non funziona, i neuroni producono una quantità insufficiente della proteina necessaria al corretto funzionamento del sistema nervoso.
In circa il 70% dei casi si osserva la perdita di una porzione del cromosoma 15 materno, un fenomeno definito delezione. In altri pazienti sono presenti varianti dello stesso gene oppure difetti nei meccanismi che ne controllano l’attività. Di norma la sindrome compare senza altri casi nella famiglia, anche se alcune modifiche possono essere trasmesse: per questo, dopo la diagnosi, può essere proposta una consulenza genetica.
Il percorso diagnostico parte dall’esame clinico e dal ritardo dello sviluppo, dalle difficoltà linguistiche o dai problemi di coordinazione. La conferma richiede test genetici: tra i primi accertamenti c’è l’analisi della metilazione del DNA nella regione 15q11.2-q13, capace di individuare circa l’80% dei casi. Quando questo esame non basta, si procede con ulteriori verifiche, compresa la ricerca di varianti nel gene UBE3A.
La storia di Colin Farrell
Farrell ha raccontato che la diagnosi del figlio ha modificato profondamente le sue priorità. Nel 2006, quando entrò in una struttura per affrontare la dipendenza da alcol e droghe, comprese di dover recuperare una presenza costante nella vita di James e nelle sue cure.
Nel 2024, ricordando quel periodo, l’attore ha spiegato che il figlio aveva contribuito a salvarlo. In un’intervista dello stesso anno ha detto: «James mi ha insegnato a prendermi cura di me stesso e oggi voglio vivere per essere con lui. James mi ha trasmesso il suo desiderio di vivere».
Da questa esperienza è nata anche la Colin Farrell Foundation, che sostiene le persone con disabilità intellettive e i loro familiari, con particolare attenzione al passaggio dall’adolescenza all’età adulta.
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