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Salute 2 min di lettura16 ott

IA in sanità, il salto degli investimenti nasconde il deficit di competenze

Le risorse per la sanità digitale aumentano, ma formazione e responsabilità restano i nodi principali per medici e strutture

Per accelerare l'addestramento dei sistemi di intelligenza artificiale, le strutture sanitarie guardano ai cosiddetti dati sintetici: informazioni generate artificialmente che riproducono le caratteristiche statistiche e matematiche di insiemi reali, senza includere dati personali o sensibili. Il loro impiego viene indicato come una possibile risposta ai tempi ancora lunghi con cui gli enti rendono disponibili i dati necessari allo sviluppo delle tecnologie.

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Dati artificiali per superare gli ostacoli

Durante il confronto sono stati presentati anche diversi utilizzi concreti dell'IA in campo clinico. Tra questi rientrano un sistema capace di segnalare in anticipo il possibile sviluppo di un tumore del colon e una tecnologia che analizza la voce per riconoscere indizi compatibili con un tumore della laringe.

Quest'ultima soluzione potrebbe trasformarsi in un'applicazione per smartphone, facendo del telefono un punto di assistenza. Un ulteriore algoritmo è stato invece progettato per stimare, a tre anni dalla prima visita, la probabilità di caduta nelle persone con Parkinson.


Più risorse, meno preparazione

La crescita degli stanziamenti procede più rapidamente rispetto alla formazione degli operatori. Nel 2025 la sanità digitale italiana ha raggiunto un valore di 2,7 miliardi di euro, con un aumento del 9% su base annua; nello stesso ambito, gli investimenti in intelligenza artificiale e analisi dei dati sono saliti dai 121 milioni di euro del 2022 ai 228 milioni attuali, quasi il 90% in più nell'arco di tre anni.

Il divario emerge dai dati sulle competenze: soltanto il 30% dei medici afferma di avere seguito una formazione sull'intelligenza artificiale e appena il 2% degli specialisti valuta le proprie capacità buone o ottime. Per il 73% dei direttori generali, inoltre, la preparazione digitale del personale rimane inadeguata.

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La responsabilità resta da definire

Andrea Lisi, presidente di Anorc (Associazione nazionale operatori e responsabili della custodia di contenuti digitali), ha sottolineato che l'adozione dell'IA coinvolge direttamente l'organizzazione della sanità e l'attribuzione delle responsabilità cliniche. «La diffusione dell'IA impone un ripensamento della governance sanitaria e delle responsabilità cliniche», ha osservato.

Secondo Lisi, la legge 132/2025 conferma che la decisione finale spetta al medico, ma non chiarisce ancora come distribuire le responsabilità tra professionisti, strutture sanitarie e aziende che realizzano le tecnologie, compreso il versante assicurativo. Le regole europee chiedono inoltre agli enti sanitari di considerare sicurezza, tutela dei dati e analisi dei rischi lungo tutto il periodo di utilizzo degli strumenti.

Il quadro è stato esaminato a Welfair 2026 - La fiera del fare Sanità, manifestazione promossa da Roma Fiera e B-Sanità by Experience. Nell'occasione, quattro tavoli di lavoro hanno discusso l'impatto dell'intelligenza artificiale sull'organizzazione e sulle attività della sanità italiana.

ℹ️ Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono il parere del medico. Per qualsiasi dubbio sulla tua salute rivolgiti al tuo medico di fiducia.

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