IA in corsia: 34% dei medici la usa, ma le strutture restano indietro
L’adozione personale corre veloce, mentre l’uso integrato nelle aziende sanitarie è ancora raro: per Aisi servono regole, formazione e controlli chiari.
La tecnologia sta già entrando nelle pratiche quotidiane, ma senza un quadro comune rischia di restare un uso frammentato. Per Aisi, il punto non è più se adottare l’intelligenza artificiale, bensì come inserirla nei percorsi sanitari in modo affidabile e verificabile.
Il nodo è l’integrazione
Secondo Giovanni Onesti, direttore generale dell’Aisi, l’IA può affiancare diagnosi e decisioni, gestire grandi volumi di dati e alleggerire compiti ripetitivi. Tuttavia, ha spiegato, tutto questo produce valore solo se porta miglioramenti concreti su qualità, tempi e appropriatezza delle prestazioni.
Il dirigente dell’associazione ha anche richiamato alcune condizioni considerate indispensabili: dati affidabili, interoperabilità, sicurezza informatica e investimenti che possano reggere anche nelle realtà più piccole. Senza questi elementi, ha osservato, la tecnologia rischia di restare un supporto parziale.
I numeri dell’adozione
A fotografare la situazione è l’analisi di Aisi, costruita sui dati 2026 dell’Osservatorio sanità digitale del Politecnico di Milano. Il quadro mostra una diffusione rapida tra i singoli professionisti, ma una presenza ancora limitata quando si parla di soluzioni aziendali.
Nel supporto alla diagnosi, l’intelligenza artificiale viene usata dal 34% dei medici specialisti. Nelle strutture sanitarie, però, strumenti dello stesso tipo risultano disponibili solo nell’11% dei casi, anche se il 71% le giudica strategiche.
L’uso cresce, ma restano i rischi
Nel corso dell’ultimo anno, il 61% dei medici specialisti ha impiegato strumenti di IA generativa; la stessa quota riguarda anche i medici di medicina generale, mentre tra gli infermieri la percentuale scende al 37%. Quasi sempre, però, si tratta di piattaforme generiche, non progettate per l’ambito sanitario.
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Aisi segnala anche una scarsa consapevolezza sui pericoli più noti. Solo circa un terzo dei medici specialisti dichiara di conoscere il rischio delle cosiddette “allucinazioni” dell’IA generativa, mentre appena il 17% riesce a individuare contenuti manipolati artificialmente.
Le richieste di Aisi
Karin Saccomanno, presidente dell’Aisi, ha sintetizzato così la posizione dell’associazione: “I numeri dimostrano che l'intelligenza artificiale non appartiene più al futuro della sanità: è già nel presente”.
La stessa Saccomanno ha aggiunto che usare uno strumento e integrarlo con responsabilità in un percorso sanitario sono passaggi distinti. Per questo, ha indicato come necessari regole, soluzioni validate, formazione, controllo umano e responsabilità definite.
ℹ️ Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono il parere del medico. Per qualsiasi dubbio sulla tua salute rivolgiti al tuo medico di fiducia.
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