Hikikomori, sport ed Emdr per tornare alle relazioni
Gli esperti indicano percorsi graduali per affrontare trauma, paura e isolamento, partendo da attività fisiche accessibili
Sport ed Emdr possono sostenere il graduale ritorno alle relazioni per i ragazzi che vivono un ritiro sociale profondo.
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Due strumenti insieme
La psicoterapia basata sulla desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari può intervenire sui ricordi traumatici e sulle emozioni che alimentano l’isolamento. L’attività fisica, invece, offre occasioni progressive per recuperare fiducia nel proprio corpo, senso di competenza e contatti con gli altri.
L’Emdr è riconosciuto dall’Organizzazione mondiale della sanità come trattamento d’elezione per il disturbo da stress post-traumatico. Attraverso una stimolazione bilaterale, come i movimenti oculari, facilita la rielaborazione delle esperienze dolorose e può ridurre il peso dei ricordi e delle situazioni percepite come minacciose. Per l’hikikomori, tuttavia, non sono ancora disponibili studi clinici randomizzati specifici.
Il movimento come primo passo
Le ricerche direttamente dedicate al rapporto tra sport e hikikomori sono ancora poche. Due casi clinici pubblicati nel 2023 hanno descritto un percorso progressivo iniziato con camminate e corsa, proseguito con bicicletta, tennis, badminton e ping-pong: uno dei due giovani è rientrato all’università, l’altro ha ripreso a lavorare.
Questi risultati riguardano soltanto due persone e non permettono di trarre conclusioni generali. Indicano però una possibile direzione: per chi evita i contesti sociali, il primo contatto può passare da una passeggiata con una persona fidata, prima di arrivare ad attività individuali, piccoli gruppi e ambienti più ampi. Una revisione di revisioni, che ha esaminato 21 revisioni sistematiche, 375 studi controllati randomizzati e 38.117 bambini e adolescenti, ha rilevato effetti moderati dell’esercizio sui sintomi depressivi e ansiosi, con valori pari rispettivamente a -0,45 e -0,39.
Perché ci si chiude in casa
L’hikikomori indica una forma persistente e patologica di ritiro sociale, oggi osservata anche fuori dal Giappone. La diffusione complessiva resta difficile da calcolare, perché gli studi adottano definizioni e criteri differenti: una metanalisi internazionale del 2025, basata su 19 ricerche e 58.229 partecipanti, ha stimato una prevalenza dell’8%; nei campioni rappresentativi della popolazione generale il dato è sceso al 3,1%.
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Il ritiro non coincide necessariamente con scarso impegno o con un uso eccessivo dei dispositivi elettronici. In alcuni casi la stanza diventa una protezione da un ambiente vissuto come ostile, giudicante o troppo impegnativo. Bullismo, esclusione, umiliazioni, insuccessi e rapporti difficili possono contribuire a rendere l’esterno sempre più difficile da affrontare.
Il peso delle esperienze negative
Uno studio condotto su circa 4mila giovani adulti giapponesi ha associato ogni punto in più nelle esperienze scolastiche avverse a un aumento del 29% del rischio di hikikomori. Il rischio è risultato superiore del 37% in presenza di episodi di bullismo e del 23% per le esperienze problematiche con gli insegnanti.
Maria Zaccagnino, psicoterapeuta dell’Associazione Emdr Italia, ha spiegato che il ritiro può inizialmente attenuare vergogna, paura e timore del giudizio, ma col tempo può diventare una barriera stabile. «L'obiettivo non è 'tirare fuori' un ragazzo dalla propria stanza, ma rendere il mondo esterno sufficientemente sicuro perché possa desiderare di tornarci», ha detto.
Il ruolo della psicoterapia
Le esperienze traumatiche possono influenzare l’identità, la fiducia negli altri e la capacità di gestire le emozioni, soprattutto durante la crescita. Per questo l’Emdr può essere preso in considerazione quando nella storia del ragazzo compaiono eventi di bullismo, emarginazione o forte stress relazionale, lavorando anche sulle emozioni di inadeguatezza e vergogna.
Isabel Fernandez, presidente dell’Associazione Emdr Italia, ha chiarito che il metodo non elimina ciò che è accaduto, ma aiuta a collocarlo nel passato senza lasciargli il controllo sul presente. L’obiettivo è recuperare risorse personali e rendere possibile una ripresa graduale degli investimenti sul futuro, insieme alle esperienze concrete offerte dall’attività fisica.
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