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Salute 2 min di lettura25 set

Fraa in gravidanza: il dato sull’acido folinico che apre una nuova ipotesi

Due studi italiani esplorano il possibile ruolo della supplementazione nelle gestanti positive agli autoanticorpi diretti contro il recettore alfa del folato

Un piccolo studio pilota italiano riaccende l’attenzione sulla possibile prevenzione prenatale di alcune forme di autismo. Nelle gestanti che presentano specifici autoanticorpi, l’impiego dell’acido folinico è stato associato a una frequenza più bassa di diagnosi nei bambini rispetto all’integrazione con acido folico standard, ma i risultati restano da valutare nel quadro della ricerca clinica.


Il segnale emerso dallo studio pilota

La sperimentazione ha coinvolto 29 donne in gravidanza risultate positive ai Fraa, immunoglobuline di classe IgG rivolte contro il recettore alfa del folato. Questi autoanticorpi, secondo quanto illustrato durante il convegno, interessano circa l’1-2% della popolazione femminile.

Nel gruppo che riceveva acido folico convenzionale, il 62,5% dei bambini ha ricevuto una diagnosi di autismo. La quota è stata invece del 10% tra i figli delle donne trattate con acido folinico. Si tratta di dati provenienti da uno studio pilota, presentati come un’associazione da approfondire attraverso ulteriori verifiche.


Autoimmunità materna sotto osservazione

I risultati arrivano da trial clinici randomizzati e controllati coordinati da Claudio Giorlandino, direttore del centro di ricerca scientifica Altamedica, e pubblicati nel 2026 sulle riviste Reproductive, Female and Child Health e Nutrients. Gli autori hanno messo in relazione l’aumento delle diagnosi di autismo negli ultimi decenni, oggi stimato in 1 caso ogni 35 bambini, con la maggiore diffusione dell’autoimmunità materna.

Secondo la ricostruzione presentata, quest’ultima sarebbe cresciuta del 40-50% per effetto combinato della predisposizione biologica femminile e dell’esposoma moderno. Tra gli elementi citati figurano interferenti endocrini, prodotti cosmetici, microplastiche, stress cronico e modificazioni del microbiota. Il testo precisa però che la correlazione descritta non equivale, da sola, alla dimostrazione di un rapporto causale.

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La proposta portata in Senato

La presentazione si è svolta al Senato durante l’incontro “Autismo: la prevenzione può cominciare prima della nascita. Una nuova prospettiva della ricerca italiana per proteggere lo sviluppo del bambino”, promosso su iniziativa del senatore Guido Quintino Liris. Al centro del confronto c’è stata l’ipotesi di individuare con un esame del sangue le gestanti positive ai Fraa e di valutare, in questo gruppo, l’uso dell’acido folinico durante la gravidanza.

Giorlandino ha sottolineato che le forme sindromiche riconducibili a una base genetica rappresenterebbero il 20-30% dei casi, mentre il restante 70-80% sarebbe costituito da forme non sindromiche senza una causa genetica definita. A suo giudizio, il deficit cerebrale di folati legato all’autoimmunità dovrebbe essere affrontato prima della nascita, perché dopo il parto le strutture nervose potrebbero essere già compromesse.

ℹ️ Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono il parere del medico. Per qualsiasi dubbio sulla tua salute rivolgiti al tuo medico di fiducia.

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