Educazione sessuale, il 90,3% dei giovani la vuole a scuola
L’indagine Durex fotografa un debutto sessuale sempre più precoce, un uso meno costante del preservativo e la ricerca di informazioni soprattutto online.
A Milano il progetto A Luci Accese prosegue il lavoro sull’educazione affettiva e sessuale avviato nel 2023. Pensato inizialmente per le scuole secondarie di secondo grado, dal 2025 è stato esteso anche alle secondarie di primo grado con un percorso specifico seguito da un responsabile scientifico esterno. In tre anni ha raggiunto 60 scuole, 623 classi e circa 18.825 studenti.
Il digitale anticipa le esperienze
Secondo Filippo Nimbi, psicologo e sessuologo clinico, i ragazzi stanno crescendo in un ambiente molto diverso da quello delle generazioni precedenti. Il contatto con contenuti e modelli legati alla sessualità arriva sempre più presto, soprattutto attraverso social media e strumenti digitali, senza che allo stesso ritmo maturino necessariamente le competenze emotive e relazionali.
Nimbi sottolinea anche la richiesta, condivisa da giovani di esperienze diverse, di avere luoghi protetti nei quali parlare e confrontarsi. «Poter contare su spazi sicuri di ascolto e confronto, in famiglia, a scuola e nei contesti educativi» è una necessità indicata dal quadro emerso dall’indagine.
Primo rapporto e protezione
La nona edizione dell’Osservatorio “Giovani e Sessualità” di Durex, realizzata con Skuola.net tra marzo e giugno 2026, rileva che il 49,6% degli intervistati ha avuto il primo rapporto tra gli 11 e i 16 anni. Tra questi, l’11,1% colloca l’esperienza prima dei 13 anni, mentre nel 2019 la stessa quota era pari al 3,1%.
Sul fronte della prevenzione, il 32,1% racconta di non aver usato il preservativo in occasione del primo rapporto. La percentuale arriva al 69,8% nella fascia tra gli 11 e i 13 anni. Al contrario, dichiara di ricorrervi sempre il 45,6% dei giovani, dato in diminuzione rispetto al 56,7% registrato nel 2019.
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La scuola resta il riferimento
Per informarsi su sessualità e contraccezione, il 55,1% dei partecipanti si affida soprattutto a internet; nel 37% dei casi pesa il desiderio di evitare l’imbarazzo di una conversazione diretta. Soltanto il 7,8% indica genitori o altri adulti di riferimento come principale fonte di informazioni.
Nonostante il 44,3% affermi di non aver mai discusso questi argomenti in classe, il 90,3% chiede l’avvio di percorsi scolastici dedicati all’educazione affettiva e sessuale. Per il 64,6% tali attività dovrebbero essere obbligatorie, mentre il 72,4% preferirebbe affidarle a medici, psicologi ed esperti qualificati anziché ai docenti. Tra le modalità più apprezzate figurano i gruppi di discussione e il confronto in aula, scelti dal 30,2%.
ℹ️ Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono il parere del medico. Per qualsiasi dubbio sulla tua salute rivolgiti al tuo medico di fiducia.
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