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Cronaca 2 min di lettura3 ore fa

Dolore, la svolta dei codici nel 2027: la rete resta incompleta

Silvia Natoli illustra a Icare 2026 i percorsi condivisi per dolore, fratture, dipendenze e cure palliative, tra innovazioni e criticità regionali.

Il passaggio dai codici di classificazione Icd-9 agli Icd-10, atteso nel 2027, potrebbe rendere più visibili anche sul piano amministrativo le attività dei centri dedicati al dolore. Silvia Natoli, responsabile dell’Area culturale Siaarti di terapia del dolore e cure palliative, considera questo cambiamento un passaggio importante per catalogare con maggiore precisione le procedure e riconoscere il lavoro svolto dagli specialisti.

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Una rete ancora troppo disomogenea

Secondo Natoli, il settore sta crescendo ma non ha ancora raggiunto un’organizzazione adeguata alle necessità dei pazienti. L’accesso ai servizi rimane complesso per motivi culturali e formativi, mentre in diversi contesti mancano assetti normativi e organizzativi capaci di sostenere pienamente le prestazioni.

La distribuzione dei centri non è uniforme sul territorio nazionale e le differenze tra regioni restano rilevanti. Anche la presa in carico può risultare frammentata, perché non tutte le strutture riescono a utilizzare fino in fondo le proprie competenze e risorse.


Dolore e dipendenze, serve integrazione

Tra i temi affrontati a Icare 2026 c’è la gestione dei pazienti con dipendenze da sostanze, anche quando arrivano in ospedale dopo un politrauma. Natoli segnala inoltre la crescente attenzione suscitata dal fentanyl, distinguendo però il farmaco impiegato in anestesia e nella cura del dolore dalle sostanze illegali, prive delle medesime garanzie di controllo e sicurezza.

In pronto soccorso, in sala operatoria e nelle terapie intensive gli specialisti possono assistere persone che fanno uso di eroina oppure seguono trattamenti di mantenimento con metadone e buprenorfina. La tolleranza agli oppioidi può rendere più delicata la risposta alle emergenze e il controllo della sofferenza. Per questo sono stati coinvolti anche i responsabili dei SerD, così da favorire protocolli comuni tra professionisti con competenze diverse.

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Dal femore alle cure palliative

Un altro itinerario clinico prende in esame l’anziano con frattura del collo del femore. Il caso viene seguito dal primo accesso in pronto soccorso, quando il dolore è intenso, fino alla fase chirurgica e al periodo successivo all’intervento, includendo le possibili complicazioni e le decisioni relative alla pianificazione delle cure.

L’impostazione scelta punta a collegare momenti assistenziali spesso trattati separatamente e a coinvolgere le diverse componenti di Siaarti. «Il dolore attraversa tutte le nostre discipline», ha spiegato Natoli durante il congresso, richiamando il collegamento tra sala operatoria, periodo postoperatorio, terapia intensiva e cure palliative.


Un congresso costruito sui percorsi

Il tema viene affrontato all’interno di Icare 2026, 80° congresso nazionale della Società italiana di anestesia, analgesia, rianimazione e terapia intensiva, in programma a Milano fino a sabato 24 ottobre. Le sessioni comprendono il dolore dopo un intervento, le forme croniche, la gestione durante la gravidanza e gli interventi necessari in pronto soccorso.

L’obiettivo dichiarato è superare una lettura limitata alla singola specialità e seguire invece il paziente nelle diverse fasi dell’assistenza. «Abbiamo proposto percorsi clinici costruiti a partire da casi concreti», ha aggiunto Natoli, indicando nel confronto tra specialisti la condizione per arrivare a decisioni più coordinate.

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