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Salute 3 min di lettura4 giorni fa

Diabete, la genetica pesa meno: movimento e dieta cambiano il rischio

Su quasi 57mila adulti britannici, attività fisica e pochi ultraprocessati risultano associate a una protezione significativa anche nei soggetti più predisposti

La predisposizione ereditaria non sembra cancellare i benefici di uno stile di vita sano. Un’analisi condotta su quasi 57mila adulti indica infatti che muoversi con regolarità e limitare gli alimenti ultraprocessati è associato a un rischio molto più basso di diabete di tipo 2, anche tra chi presenta un profilo genetico sfavorevole. I risultati saranno illustrati al congresso annuale dell’Easd, in programma a Milano da lunedì 28 settembre.


Il vantaggio resta anche con geni sfavorevoli

Nel gruppo esaminato, la combinazione tra un’alimentazione con pochi cibi ultraprocessati e un’attività fisica da moderata a intensa è stata collegata a una riduzione del rischio fino al 70%. Tra i partecipanti con elevata suscettibilità genetica, le due abitudini insieme hanno comunque dimezzato circa la probabilità di sviluppare la malattia.

Wenxin Xu, ricercatrice della City University di Hong Kong e coordinatrice dello studio, ha spiegato che il diabete di tipo 2 nasce dall’interazione tra caratteristiche genetiche e comportamenti quotidiani. «Il Dna non è il nostro destino ineluttabile», ha sottolineato, ricordando che alimentazione e movimento sono fattori modificabili, a differenza della predisposizione ereditaria.


Cosa mostrano i numeri dello studio

I ricercatori hanno utilizzato i dati di 56.964 partecipanti allo studio Uk Biobank, con un’età media di 69,5 anni; il 42,3% era composto da uomini. Le informazioni sulla dieta sono state raccolte attraverso questionari, mentre l’attività fisica è stata rilevata mediante dispositivi indossati al polso per sette giorni. Nel periodo di osservazione, durato in media 7,8 anni, sono stati registrati 926 nuovi casi di diabete di tipo 2.

A ogni aumento del 10% della quota di ultraprocessati sul peso complessivo degli alimenti consumati corrispondeva un incremento del 7% del rischio. Al contrario, chi raggiungeva almeno 150 minuti settimanali di attività moderata o vigorosa, in linea con le indicazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità, mostrava una probabilità inferiore del 39% rispetto alle persone meno attive.

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La combinazione protegge più delle singole scelte

Nei soggetti ad alto rischio genetico, mantenere gli ultraprocessati intorno all’11% o meno del peso totale degli alimenti era associato a una diminuzione del rischio pari al 35%. Il rispetto dei livelli di movimento raccomandati risultava invece collegato a una riduzione del 33% nello stesso gruppo.

L’esercizio sembrava attenuare gli effetti di una dieta ricca di questi prodotti anche quando il loro peso raggiungeva almeno il 33% dell’alimentazione complessiva. In questa situazione, l’attività fisica era associata a un rischio più basso del 31% tra le persone con alta predisposizione genetica, del 57% in quelle con rischio intermedio e del 58% nei partecipanti meno predisposti.

Considerando insieme alimentazione e movimento, la diminuzione arrivava al 49% nel gruppo geneticamente più vulnerabile, al 70% in quello con rischio intermedio e al 59% tra chi aveva una bassa predisposizione. Gli autori sottolineano tuttavia che si tratta di un’indagine osservazionale: i dati mostrano associazioni, ma non dimostrano un rapporto diretto di causa ed effetto. «I geni non determinano il nostro destino», ha concluso Xu, precisando che le scelte salutari possono contribuire a ridurre il rischio senza garantire in ogni caso la prevenzione della malattia.

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