Cuore, cinque mosse per proteggerlo: cosa controllare ogni giorno
Fumo, attività fisica, alimentazione, parametri clinici ed esami personalizzati sono i cinque pilastri indicati per ridurre il rischio cardiovascolare.
Il 29 settembre si celebra la Giornata mondiale del cuore, un appuntamento che nel 2026 riporta l’attenzione sulla prevenzione cardiovascolare. La Hcf Fondazione Anmco per il Tuo Cuore Ets ricorda che queste patologie sono ancora oggi la principale causa di morte e ricovero sia in Italia sia nel resto del mondo.
Il primo passo parte dallo stile di vita
Secondo Furio Colivicchi, presidente Hcf Fondazione Anmco per il Tuo Cuore Ets e direttore della Cardiologia Clinica e Riabilitativa dell’Ospedale San Filippo Neri di Roma, circa l’80% degli eventi cardiovascolari potrebbe essere evitato agendo sui principali fattori di rischio e ricorrendo alle terapie quando necessario. Il cardiologo sottolinea anche l’efficacia dei farmaci oggi disponibili contro colesterolo Ldl e ipertensione, oltre all’importanza di seguire i trattamenti con continuità e nei tempi indicati.
La prima delle cinque indicazioni è eliminare completamente sigarette e prodotti del tabacco. Il fumo favorisce l’aterosclerosi, diminuisce l’ossigeno nel sangue e provoca un aumento immediato di pressione e battito cardiaco; il rischio di infarto arriva così a essere quattro volte maggiore. Dopo dodici mesi dalla cessazione, il rischio cardiovascolare si riduce della metà e, nel lungo periodo, può tornare ai livelli di chi non ha mai fumato.
La seconda regola riguarda il movimento. Per contrastare la sedentarietà viene indicato un minimo di 150 minuti settimanali di attività aerobica moderata, come camminata veloce, bicicletta, nuoto o ballo. La regolarità è considerata più importante dello sforzo estremo: l’esercizio può contribuire a ridurre la pressione, aumentare il colesterolo Hdl, migliorare la sensibilità all’insulina e favorire il controllo del peso.
A tavola e nei controlli
Il terzo punto invita a privilegiare un’alimentazione ispirata alla dieta mediterranea. Frutta e verdura, cereali integrali, legumi, pesce — in particolare quello azzurro — e olio extravergine d’oliva a crudo dovrebbero trovare spazio nella dieta, mentre è opportuno ridurre zuccheri semplici, grassi saturi e idrogenati, carni rosse grasse, salumi, burro e fritti.
Il sale andrebbe mantenuto sotto i 5 grammi quotidiani, contando anche quello già contenuto negli alimenti confezionati. Un apporto eccessivo di sodio favorisce la ritenzione di liquidi e può far aumentare la pressione; per insaporire i piatti vengono indicate spezie ed erbe aromatiche.
La quarta regola consiste nel conoscere e verificare i propri parametri, perché diversi fattori di rischio possono restare privi di sintomi. Per un adulto sano, il riferimento ideale per la pressione è inferiore a 120/80 mmHg, mentre valori persistenti oltre 140/90 mmHg indicano ipertensione. Il colesterolo Ldl dovrebbe restare sotto 116 mg/dL nelle persone sane e, in chi ha già avuto problemi cardiaci, può essere richiesto un obiettivo inferiore a 55 mg/dL o ancora più basso.
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Tra gli altri valori da controllare figurano la glicemia a digiuno, indicata sotto 100 mg/dL, il peso e l’Indice di massa corporea, da mantenere tra 18.5 e 25. Anche la circonferenza della vita rappresenta un parametro da osservare: non dovrebbe oltrepassare 102 cm negli uomini e 88 cm nelle donne.
Esami scelti caso per caso
La quinta indicazione riguarda gli accertamenti diagnostici. Non esiste un percorso uguale per tutti: la scelta degli esami deve essere definita con il medico di medicina generale o con il cardiologo sulla base di età, sesso e familiarità.
Tra i controlli di base rientrano l’elettrocardiogramma a riposo, le verifiche periodiche della pressione e gli esami del sangue con profilo lipidico e glicemico. Quando serve un approfondimento, possono essere valutati ecocardiogramma color-doppler, test da sforzo ed ecocolordoppler dei tronchi sovraortici, utile a esaminare le carotidi e l’eventuale presenza di placche aterosclerotiche.
La sfida è giocare d’anticipo
Massimo Grimaldi, presidente Anmco e direttore della Cardiologia dell’Ospedale F. Miulli di Acquaviva delle Fonti (Ba), osserva che i progressi nelle cure dopo un infarto hanno ridotto la mortalità, ma che la cardiologia deve intervenire prima dell’evento. Stili di vita poco corretti, fumo e inattività fisica stanno infatti portando la comparsa dei problemi cardiaci verso fasce d’età più giovani.
Nel prossimo futuro, ai fattori di rischio già noti potrebbero aggiungersi nuovi indicatori elaborati con l’intelligenza artificiale. L’analisi di grandi quantità di dati genetici e di microparticelle, come metaboliti e proteine presenti nel sangue e nella saliva, potrebbe aiutare a riconoscere con maggiore precisione le persone più esposte e a prenderle in carico tempestivamente. Per la fondazione, ricerca, informazione, prevenzione e diagnosi precoce restano gli strumenti centrali per vivere più a lungo in condizioni di salute.
ℹ️ Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono il parere del medico. Per qualsiasi dubbio sulla tua salute rivolgiti al tuo medico di fiducia.
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