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Salute 2 min di lettura6 ore fa

Cuore, 206mila decessi e un conto da 42 miliardi: cosa emerge

La fotografia della salute cardiovascolare italiana evidenzia disparità regionali, rischi femminili sottovalutati e una prevenzione ancora insufficiente

«La vera sfida consiste nel collegare meglio ospedali e territorio, sostenere la continuità delle cure e rendere più rapido l’accesso ai trattamenti innovativi», ha spiegato Giuseppe Musumeci, esperto della Rete Tempo-Dipendente Cardiologica di Agenas. Secondo il cardiologo, anche l’adesione ai farmaci e ai programmi riabilitativi resta un passaggio decisivo.


Dopo l’emergenza resta il vuoto riabilitativo

L’Italia mostra risultati positivi nella gestione della fase acuta: la mortalità registrata a 30 giorni dall’evento è infatti più bassa rispetto alla media europea. Il dato, tuttavia, non elimina le difficoltà che accompagnano il recupero successivo.

Soltanto il 30% delle persone per le quali sarebbe indicata riesce ad accedere alla riabilitazione cardiologica. La presa in carico, quindi, dovrebbe proseguire oltre l’ospedale, con collegamenti più efficaci con i servizi territoriali e con un impiego tempestivo delle nuove terapie farmacologiche.


I fattori di rischio sono quasi ovunque

La prevenzione rappresenta uno dei principali margini di intervento. Il 98% degli adulti presenta almeno un fattore di rischio cardiovascolare conosciuto, mentre il 40% ne accumula almeno tre: l’ipertensione riguarda il 30% della popolazione, l’ipercolesterolemia il 27% e l’elevata glicemia l’8%.

Anche la vaccinazione antinfluenzale può avere un ruolo tra gli over 65: la sua somministrazione risulta associata a una diminuzione del 34% del rischio di infarto e ictus, ma le adesioni non raggiungono ancora livelli sufficienti. Fabrizio Oliva, presidente della Federazione italiana di cardiologia, ha sottolineato che agire sui fattori di rischio e valorizzare le vaccinazioni può contribuire a evitare il primo episodio cardiovascolare.


Donne e territori pagano di più

Nel 2023 le malattie cardiovascolari hanno provocato circa 206.000 morti in Italia; il 56% delle vittime era costituito da donne. Il rischio femminile, secondo il quadro analizzato, continua però a essere riconosciuto meno di quanto dovrebbe.

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Le differenze emergono anche sul piano geografico. In Campania il tasso di mortalità cardiovascolare è arrivato a 33,9 decessi ogni 10.000 abitanti, contro i 24,7 della media nazionale. Per le cardiomiopatie, Pasquale Perrone Filardi, vicepresidente della Federazione italiana di cardiologia, ha richiamato la necessità di affiancare agli screening generali percorsi specifici: una diagnosi anticipata può rivelarsi determinante anche nei pazienti giovani.


Una spesa che supera i 42 miliardi

Sono circa 9 milioni gli italiani che vivono con una patologia cardiovascolare. Nel 2021 l’impatto economico complessivo ha raggiunto 42 miliardi, sommando spese sanitarie dirette, assistenza prestata dai familiari, minore produttività e ricadute sociali.

Questi dati sono contenuti nel documento di analisi elaborato da Teha Group e illustrato durante gli Stati Generali della Salute Cardiovascolare, in occasione della Giornata Mondiale del Cuore. Il rapporto mette così in relazione l’onere economico delle malattie con le disuguaglianze nell’assistenza e con le lacune ancora presenti nella prevenzione.

ℹ️ Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono il parere del medico. Per qualsiasi dubbio sulla tua salute rivolgiti al tuo medico di fiducia.

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