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Salute 4 min di lettura3 giorni fa

Cgm nel diabete tipo 2: prove in crescita, accesso diverso tra Regioni

Dal congresso Easd emergono nuovi dati su mortalità, controllo glicemico e qualità di vita, mentre resta aperto il problema delle regole regionali di rimborsabilità.

La disponibilità del monitoraggio continuo del glucosio sta entrando con maggiore forza nella gestione del diabete di tipo 2, ma in Italia le possibilità di accesso non sono ancora uguali per tutti. Le differenze dipendono dai criteri adottati dalle singole Regioni, proprio mentre nuove ricerche ne rafforzano il possibile valore clinico anche nelle persone che utilizzano soltanto insulina basale.

Il tema è stato discusso a Milano durante il 62.simo Congresso annuale della European Association for the Study of Diabetes (Easd). Abbott ha sottolineato che il quadro delle prove si sta consolidando grazie sia agli studi randomizzati sia ai dati raccolti nella pratica quotidiana, chiedendo al tempo stesso una maggiore uniformità nell’accesso alle tecnologie.


Le linee guida spingono il cambiamento

Le indicazioni italiane più recenti sembrano andare nella direzione di un utilizzo più ampio del Cgm. Le raccomandazioni elaborate dalla Società italiana di diabetologia (Sid) e dall’Associazione medici diabetologi (Amd), inserite nel Sistema nazionale Linee guida dell’Istituto superiore di sanità (Iss) e aggiornate a ottobre 2025, esprimono infatti un orientamento forte a favore del monitoraggio continuo anche per i pazienti con diabete di tipo 2 sottoposti a trattamento con sola insulina basale.

Secondo Andrea Giaccari, professore, diabetologo del Policlinico Gemelli di Roma e coordinatore delle Linee guida italiane sulla terapia del diabete di tipo 2, il dibattito scientifico si è spostato dall’efficacia della tecnologia alla sua applicazione concreta. “Oggi non discutiamo più se il monitoraggio continuo del glucosio sia efficace”, ha spiegato, indicando nella diffusione omogenea delle raccomandazioni il passaggio successivo.


I dati mostrano effetti rilevanti

Tra le evidenze presentate all’Easd figurano i risultati di una ricerca real-world statunitense su quasi 28mila adulti con diabete di tipo 2 in terapia con insulina basale. Circa 14mila persone utilizzavano un sistema Cgm, mentre un gruppo di dimensioni analoghe non ricorreva al monitoraggio continuo; le due coorti sono state rese comparabili sulla base di 29 caratteristiche iniziali attraverso una metodologia definita target trial emulation.

Nel confronto, l’impiego del Cgm, compresa la tecnologia Libre, è risultato associato a una probabilità di morte più bassa del 45% dopo 12 mesi e del 36% a 24 mesi. Lo studio ha inoltre rilevato una diminuzione delle complicanze cardiovascolari, inclusi gli episodi ricorrenti. Si tratta, secondo quanto riferito, delle prime evidenze real-world che collegano l’uso del Cgm a un minore rischio di mortalità in questa popolazione: il dato descrive un’associazione e non dimostra da solo un rapporto causale.

Un altro contributo è arrivato dallo studio multicentrico randomizzato FreeDM2, realizzato in 24 centri del Regno Unito su 303 persone. Dopo quattro mesi, chi utilizzava Abbott Libre ha registrato una diminuzione dell’HbA1c pari allo 0,6% e ha trascorso circa 2,5 ore quotidiane in più nell’intervallo glicemico considerato ottimale rispetto al tradizionale controllo mediante puntura del dito.

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I partecipanti assumevano insulina basale una volta al giorno insieme a un inibitore Sglt2 o a un agonista del recettore Glp-1. I risultati riguardano quindi anche persone già trattate con farmaci avanzati, ma che non utilizzavano insulina rapida né sulfoniluree per abbassare la glicemia; la presenza di dati disponibili in tempo reale ha inoltre favorito decisioni quotidiane più consapevoli, secondo la nota.


In Italia il nodo resta regionale

Indicazioni coerenti sono emerse anche da una ricerca italiana su 88 persone con diabete di tipo 2 sottoposte a terapia insulinica basale e monitorate con il sistema Libre. A tre mesi dall’inizio dell’utilizzo sono stati osservati un controllo glicemico migliore, più tempo trascorso nel range terapeutico e un progresso nella qualità di vita, risultati considerati trasferibili anche alla normale attività clinica.

Nonostante l’ampliamento delle prove, le regole di rimborsabilità restano differenti sul territorio. Alcune Regioni limitano ancora l’accesso ai pazienti sottoposti a terapia insulinica multi-iniettiva; altre lo hanno esteso a chi usa esclusivamente insulina basale e, in circostanze cliniche specifiche, anche a persone che non assumono insulina.

Lina Delle Monache, rappresentante delle associazioni di pazienti e componente dei panel che hanno lavorato alle Linee guida italiane sul diabete e sul monitoraggio della glicemia, ha rimarcato che “in Italia la possibilità di accedere al monitoraggio continuo del glucosio dipende ancora dalla Regione in cui si risiede”. La richiesta indicata dalle associazioni riguarda quindi un aggiornamento coordinato dei Lea e dei percorsi di rimborso, con l’obiettivo di rendere più uniforme la prescrivibilità.

Per Chiara Guglielmi, medical director della divisione Diabetes Care di Abbott Italia, i nuovi dati rafforzano il quadro delle evidenze su esiti come mortalità e complicanze cardiovascolari. Il confronto emerso al congresso mette così in evidenza due aspetti paralleli: da un lato la crescente convergenza scientifica sul valore del Cgm, dall’altro la persistente differenza tra i percorsi disponibili nelle diverse Regioni.

ℹ️ Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono il parere del medico. Per qualsiasi dubbio sulla tua salute rivolgiti al tuo medico di fiducia.

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