Bronchioliti, la profilassi riduce i ricoveri: il dato italiano
L’analisi condotta in 30 ospedali di 15 regioni misura per la prima volta sul campo l’impatto di nirsevimab contro le forme più gravi nei neonati.
La protezione dal virus respiratorio sinciziale potrebbe avere effetti anche oltre la bronchiolite. Stanno infatti emergendo osservazioni secondo cui la prevenzione dell’infezione virale sarebbe associata a una minore incidenza di polmoniti da pneumococco, perché il virus può compromettere le difese immunitarie e il sistema di ciglia che riveste le vie respiratorie, facilitando l’attecchimento di altri microrganismi.
Meno accessi e ricoveri ospedalieri
Il risultato più evidente arriva dall’analisi della prima stagione italiana con nirsevimab, l’anticorpo monoclonale a lunga durata d’azione utilizzato per proteggere i neonati dal virus respiratorio sinciziale. Dopo l’introduzione della profilassi, gli accessi al pronto soccorso e i ricoveri ospedalieri per bronchiolite sono diminuiti di circa l’80%; nelle terapie intensive pediatriche la flessione è stata del 79%.
Secondo Fabio Midulla, ordinario di Pediatria alla Sapienza e responsabile dell’Unità di Pediatria d’Urgenza e Broncopneumologia Pediatrica del Policlinico Umberto I, l’entità della riduzione è in linea con i risultati osservati in altri Paesi all’avvio delle campagne di immunizzazione. L’effetto, tuttavia, non è risultato identico ovunque: le regioni che avevano avviato prima la campagna hanno registrato una diminuzione più marcata degli accessi ospedalieri.
Un confronto tra due stagioni
I dati sono stati raccolti in 30 ospedali universitari distribuiti in 15 regioni e riguardano la stagione 2024-2025. I ricercatori hanno messo a confronto gli accessi al pronto soccorso e le ospedalizzazioni per bronchiolite con quelli della stagione precedente, arrivando a esaminare circa 4000 ricoveri complessivi nelle due annate.
Il lavoro, pubblicato su The Lancet, Regional Health - Europe, è stato coordinato dal Dipartimento Materno Infantile e Scienze Urologiche della Sapienza Università di Roma insieme all’Onsp, l’Organizzazione nazionale di specialisti in pediatria. Al progetto hanno partecipato Fabio Midulla e Mattia Spatuzzo, neospecialista in Pediatria e dottorando di ricerca in Tecnologie Biomediche Innovative in Medicina Clinica.
Campagna ancora disomogenea
La prima applicazione della profilassi non è proceduta con gli stessi tempi in tutta Italia. Alcune amministrazioni regionali hanno iniziato prima, mentre altre hanno introdotto la protezione in una fase successiva; proprio questa differenza temporale ha influito sull’entità dei risultati osservati nei diversi territori.
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Per la stagione in arrivo, l’obiettivo è rendere più uniforme l’avvio dell’immunizzazione, previsto tra ottobre e aprile per tutti i nuovi nati. Restano possibili variazioni regionali nei tempi di richiamo per i bambini venuti alla luce al di fuori della stagione influenzale. In questo quadro, Midulla ritiene possibile un’ulteriore diminuzione delle bronchioliti e del loro impatto sul sistema ospedaliero.
Gli altri virus sotto osservazione
L’analisi non si è limitata al virus respiratorio sinciziale. Nel periodo considerato è cresciuto il peso relativo di altri agenti respiratori, tra cui influenza, metapneumovirus e rinovirus, insieme a una maggiore presenza di infezioni sostenute contemporaneamente da più virus.
Il quadro, spiegano gli specialisti, rafforza il valore della profilassi nel contenere le forme di bronchiolite che richiedono assistenza ospedaliera. Le osservazioni sulle possibili conseguenze rispetto alle polmoniti da pneumococco rappresentano invece un ulteriore filone di ricerca, ancora descritto come emergente.
ℹ️ Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono il parere del medico. Per qualsiasi dubbio sulla tua salute rivolgiti al tuo medico di fiducia.
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