686notizie oggi
Cronaca 3 min di lettura4 ore fa

Alpi a tavola: il modello flessibile che unisce salute e tradizione

Cereali integrali, legumi, frutta stagionale e pesci locali possono comporre un’alimentazione equilibrata anche lontano dal Mediterraneo.

Mangiare bene non significa rinunciare alle abitudini del proprio territorio. Movimento, passeggiate nella natura e scelte alimentari consapevoli possono sostenere il benessere fisico e aiutare a contenere lo stress, secondo Nicole Verticchio, biologa nutrizionista impegnata nella divulgazione attraverso il programma radiofonico “Perle di Salute” di Radio Sacra Famiglia di Bolzano e una collaborazione con radio Esercito.

La proposta alpino-mediterranea si inserisce in questa visione: non un elenco rigido di divieti, ma un modello adattabile, fondato su varietà, equilibrio e qualità. L’obiettivo è valorizzare ciò che cresce o viene prodotto nelle aree alpine senza perdere i principi di una corretta alimentazione.

Offerta del giorno16 ottobre

Rowenta

-20% sugli aspirapolvere Rowenta

Scade tra 76 giorni
********


Tradizione sì, ma senza eccessi

Anche uva, formaggi di malga e burro appartengono al patrimonio gastronomico locale. Questi alimenti possono restare nella dieta, purché consumati con moderazione, soprattutto nel caso dei prodotti più ricchi di grassi saturi. La frequenza, la quantità e il modo in cui vengono inseriti nei pasti fanno la differenza.

Un chiarimento riguarda il vino: non è indispensabile per seguire la Dieta mediterranea e non è opportuno iniziare a berlo per presunti vantaggi sulla salute. Lo stesso criterio vale per i piatti tradizionali, che non devono essere cancellati, ma inseriti in un quadro alimentare complessivamente bilanciato.


Il territorio diventa una risorsa

La Dieta mediterranea, riconosciuta dall’Unesco come Patrimonio culturale immateriale dell’umanità, non va interpretata come una semplice lista di ingredienti. Verticchio spiega che il modello può essere declinato in base alle disponibilità locali: «Non si tratta di una dieta standardizzata o di un regime alimentare completamente nuovo, ma di un modo per valorizzare le tradizioni locali senza rinunciare all’equilibrio nutrizionale».

Nelle regioni alpine trovano così spazio orzo, segale, mele, frutti di bosco e pesci d’acqua dolce, insieme a verdure stagionali, legumi, cereali preferibilmente integrali e olio extravergine d’oliva. La linea guida resta quella di privilegiare gli alimenti vegetali, riducendo carni lavorate, prodotti molto ricchi di grassi saturi e cibi altamente trasformati.


Orzo, canederli e pane di segale

L’orzotto e la zuppa d’orzo tirolese possono costituire la base di un pasto completo grazie al contenuto di fibre del cereale, soprattutto se abbinati a verdure e a una fonte proteica come i legumi. Anche i canederli possono rientrare in un’alimentazione varia: prezzemolo, erba cipollina, spinaci e barbabietole modificano il profilo del piatto, aumentando in alcuni casi la presenza di componenti vegetali.

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.

Readoo usa l’AI per rispondere velocemente alle tue domande.

Per gli spätzle, preparati con farina e uova, contano soprattutto ingredienti aggiuntivi, condimenti e porzioni. Una valutazione analoga riguarda lo Schüttelbrot, il pane croccante a base di segale: quando contiene una quota significativa di farine integrali, contribuisce all’apporto di fibre e può accompagnare verdure, legumi e altre fonti proteiche.


Pesce, frutta e abbinamenti

Trota e salmerino offrono proteine di buona qualità e ampliano la scelta disponibile nelle zone alpine, anche se la loro composizione non coincide con quella del pesce azzurro. Per inserirli in modo equilibrato, la nutrizionista suggerisce cotture semplici e l’accostamento con verdure e cereali integrali.

Anche le patate possono far parte del modello, tenendo conto della quantità, della preparazione e degli alimenti presenti nello stesso pasto. Sul fronte della frutta, mele dell’Alto Adige, mirtilli, lamponi, ribes, ciliegie, pere, fichi, cachi, noci e nocciole permettono di seguire stagionalità e produzione locale, garantendo fibre, vitamine e composti bioattivi.


Una risposta alla distanza dal mare

La domanda di partenza riguarda la possibilità di applicare i principi mediterranei lontano dalle coste. La risposta di Verticchio è positiva: non servono necessariamente alici o agrumi tipici della tavola siciliana per costruire un’alimentazione sana, perché il modello può cambiare in base all’ambiente e alle consuetudini locali.

Nel suo lavoro civile per il ministero della Difesa, Verticchio elabora i menù delle mense e segue la sicurezza alimentare nelle caserme del Comando Truppe Alpine, con sede a Bolzano. La sua attività comprende anche la promozione della salute e di stili di vita corretti, compiti che svolge dopo il servizio nell’Esercito italiano come militare della sanità militare.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere