Alimenti ultra-processati, il nodo della salute si decide da bambini
Gli specialisti riuniti a Roma richiamano il ruolo dell’alimentazione nella prevenzione e invitano a privilegiare prodotti freschi, naturali e poco lavorati.
Coloranti, aromi e altri additivi possono rendere un prodotto più simile, per gusto e consistenza, a un alimento tradizionale. Secondo Carlos Augusto Monteiro, epidemiologo e docente all’Università di San Paolo, queste formulazioni puntano a stimolare il consumo ripetuto: «Sono progettati per essere iperappetibili, per essere irresistibili».
Alla base di molti prodotti ci sono materie prime ottenute da colture ad alta resa, tra cui mais, soia, grano e canna da zucchero. Il loro impiego permette di ridurre il costo degli ingredienti e di aumentare i margini industriali; la successiva aggiunta di sostanze specifiche contribuisce a ottenere sapori, forme e consistenze particolarmente attrattivi.
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Il gusto costruito dall’industria
Monteiro ha richiamato il cosiddetto «punto di massimo piacere», cioè la combinazione di caratteristiche che spinge a proseguire nel consumo. Il tema è stato affrontato mettendo in relazione interessi economici, cambiamenti nelle abitudini alimentari e possibili conseguenze sulla salute.
L’esperto è anche l’ideatore del sistema Nova, una classificazione che raccoglie gli alimenti in quattro gruppi sulla base del livello e della finalità della trasformazione industriale. Il suo intervento si è concentrato proprio sul ruolo assunto dai prodotti fortemente lavorati nell’alimentazione contemporanea.
La prevenzione comincia da piccoli
Antonio Gasbarrini, direttore scientifico del Policlinico Gemelli, ha sottolineato che lo stile di vita può incidere sulla possibilità di prevenire diverse patologie. Tra quelle citate figurano diabete, malattie cardiovascolari, Alzheimer, Parkinson e numerose forme tumorali: «Molte malattie sono prevenibili attraverso lo stile di vita e, soprattutto, l’alimentazione».
Da qui l’invito a non fare degli alimenti industrialmente lavorati il fondamento della dieta dei bambini italiani. Gasbarrini ha collegato le scelte dell’infanzia alla prospettiva di una vita più lunga e ha sostenuto che la costruzione della longevità inizi già nei primi anni.
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I segnali arrivano dall’età pediatrica
Alberto Villani, coordinatore funzionale dell’Area clinica pediatria universitaria ospedaliera dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, ha evidenziato il peso delle abitudini alimentari scorrette tra i più giovani. A suo giudizio, questo fenomeno sta aumentando il numero di persone che potrebbero avere in futuro problemi di salute, con un impiego rilevante di risorse da parte del sistema sanitario.
Villani ha ricordato che, fino a vent’anni fa, parlare di malattie croniche durante la crescita appariva quasi impensabile. Nel suo intervento ha inoltre richiamato le ricerche condotte al Bambino Gesù sul fegato grasso nei bambini.
La dieta mediterranea come riferimento
Gli interventi si sono svolti durante il Forum della Coldiretti a Roma, nella sessione dedicata al confronto tra cibo salutare e alimenti associati a effetti negativi sulla salute. Il messaggio condiviso dagli esperti riguarda la necessità di orientare la prevenzione verso abitudini quotidiane più sane.
Tra le indicazioni emerse figura la preferenza per alimenti freschi, naturali e sottoposti a lavorazioni minime, in linea con la Dieta mediterranea. L’alimentazione è stata così presentata come uno dei principali strumenti di prevenzione, soprattutto quando le buone abitudini vengono adottate fin dall’infanzia.
ℹ️ Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono il parere del medico. Per qualsiasi dubbio sulla tua salute rivolgiti al tuo medico di fiducia.
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