4 milioni ancora oltre i tempi: dove la sanità inciampa
Nei primi nove mesi del 2026 crescono le prestazioni erogate entro i limiti, ma dermatologia, colonscopie e alcune Regioni restano in difficoltà.
Quasi 4 milioni di visite ed esami hanno ancora superato i tempi previsti nei primi nove mesi del 2026, nonostante il miglioramento registrato dal sistema sanitario. Il ritardo continua a spingere una parte dei pazienti verso le strutture private, soprattutto quando la prenotazione riguarda un primo accesso.
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Dermatologia e colonscopie restano indietro
Le percentuali più basse riguardano le visite dermatologiche, arrivate al 69,9% entro i termini, e le colonscopie, ferme al 69,3%. Entrambe le prestazioni hanno fatto segnare progressi rispetto al 2025, ma circa tre appuntamenti su dieci vengono comunque fissati oltre il limite previsto, con attese che possono protrarsi per settimane o mesi.
Anche le prestazioni urgenti non rispettano sempre le scadenze. Per le prime visite da garantire entro tre giorni la quota di puntualità raggiunge l’81,7%, mentre per quelle brevi, da effettuare entro dieci giorni, si attesta all’80,6%. Nel settore diagnostico il dato sulle urgenze sale al 77,3%, lasciando quindi oltre un quinto degli esami oltre il termine massimo.
Le differenze tra territori pesano
Il divario regionale emerge soprattutto osservando le prime visite. Sardegna, Umbria e Puglia registrano rispettivamente il 64,3%, il 62,7% e il 55,3% di prestazioni completate nei tempi. Per gli esami diagnostici, invece, scendono sotto la soglia del 70% Valle d’Aosta, con il 69,7%, Umbria, con il 64,7%, e Puglia, con il 63,4%.
Tra i modelli indicati come più efficaci figurano Marche e Provincia autonoma di Trento. In questi territori vengono impiegati anche strumenti di intelligenza artificiale per orientare meglio la domanda di prestazioni. Il problema, secondo il quadro tracciato da Agenas, riguarda anche le prescrizioni: non di rado una prima visita viene classificata come “programmata”, con un’attesa prevista fino a 120 giorni, un intervallo considerato eccessivo per un primo accesso e tale da favorire il ricorso al privato.
Più prestazioni nei tempi previsti
Nei primi nove mesi dell’anno le prenotazioni complessive sono passate da 19,7 a 21,8 milioni, con un aumento superiore al 10%. Il totale comprende 12,3 milioni di visite e 9,5 milioni di esami. Sul totale delle prestazioni, 17,7 milioni sono state concluse entro i tempi di garanzia: oltre 2 milioni in più rispetto allo stesso periodo del 2025.
Per le prime visite la quota entro i limiti è cresciuta dal 76,9% al 78,6%, con circa 935mila prestazioni aggiuntive. Gli esami diagnostici hanno raggiunto l’85%, contro l’83,3% dell’anno precedente, equivalenti a 1,1 milioni di prestazioni in più effettuate nei tempi. Le prenotazioni oltre il limite sono diminuite solo marginalmente: 2,11 milioni per le prime visite, rispetto ai 2,14 milioni del 2025, e 1,084 milioni per gli esami, contro 1,089 milioni.
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Se si considerano anche le prestazioni eseguite nei giorni immediatamente successivi alla scadenza, il numero dei casi oltre i tempi arriva a circa 4 milioni. Fa eccezione, in positivo, l’area oncologica, dove il rispetto delle scadenze tocca il 95,3%.
Il piano punta su controlli e prescrizioni
I dati, aggiornati al 30 settembre 2026, provengono dal bollettino di Agenas elaborato sulla base della Piattaforma nazionale. Il direttore Angelo Tanese ha descritto il quadro come «un miglioramento diffuso», sottolineando però che «restano differenze territoriali e la necessità di proseguire il confronto con le Regioni».
Il monitoraggio si inserisce nel Piano nazionale delle liste d’attesa 2026-2028, che prevede più controllo sui tempi, maggiore trasparenza, strumenti digitali e aggiornamenti periodici. Il programma punta anche a rendere più appropriate le prescrizioni, tema sul quale Agenas sta lavorando insieme alle Regioni.
Il contesto resta quello di un problema definito annoso dalla Corte dei Conti, nonostante le risorse già impiegate. Tra gli ostacoli segnalati figurano finanziamenti non utilizzati, sistemi di verifica giudicati insufficienti e la mancanza di medici. Tanese ha spiegato che con ogni Regione è in corso un esame delle difficoltà e delle misure da adottare.
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