Voto segreto sulla legge elettorale: la maggioranza teme il colpo di scena
La Camera affronta l’ultimo passaggio della riforma tra nuove fiducie, sospetti sui voti segreti e l’ipotesi di elezioni anticipate.
Il vero appuntamento è fissato per giovedì 8 ottobre, quando la Camera dovrà esprimersi in via definitiva sulla riforma elettorale con voto segreto. È questo il passaggio che alimenta maggiori preoccupazioni nella maggioranza, ancora memore della bocciatura di luglio sulle preferenze e del rischio di dissidenti nascosti tra i gruppi parlamentari.
Il voto segreto riaccende i timori
Il centrodestra ha finora superato senza scossoni le prime due prove sulla legge. Le fiducie sugli articoli 1 e 2 hanno prodotto rispettivamente 226 e 227 voti favorevoli, con margini di 77 e 78 voti. Le assenze sono state appena otto, quattro delle quali motivate da missioni istituzionali, tra cui quelle della presidente del Consiglio Giorgia Meloni e dei ministri Lollobrigida e Giorgetti.
La vigilia dell’ultimo voto resta però carica di tensione. I componenti del governo, insieme a viceministri e sottosegretari, si sono presentati in aula in numero consistente, mentre per la giornata decisiva la maggioranza è stata nuovamente mobilitata. Meloni ha fatto sapere ai deputati che una bocciatura della riforma aprirebbe immediatamente la strada alle urne.
Oggi l’ultimo passaggio parlamentare
Questa mattina Montecitorio è chiamata a votare la terza e conclusiva questione di fiducia, riferita all’articolo 3. Subito dopo si passerà all’articolo 8, modificato durante l’esame al Senato e non sottoponibile a scrutinio segreto. La disposizione riguarda l’ampliamento del voto fuori sede per i familiari che assistono persone non autosufficienti; su questo punto le opposizioni non hanno depositato emendamenti, riducendo i timori della maggioranza.
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Terminata questa fase, l’aula dovrà esaminare circa quaranta ordini del giorno. Tra questi figurano anche alcune proposte riconducibili ai vannacciani, dedicate al ripristino delle preferenze, alle modalità di raccolta delle firme e alla cancellazione della parità di genere.
Dopo il sì, resta il nodo delle urne
L’approvazione definitiva è quindi attesa per domani, giovedì 8 ottobre, con una votazione a scrutinio segreto. Proprio la modalità del voto rende incerto l’esito, nonostante i numeri fin qui registrati nelle votazioni di fiducia e la presenza compatta dei partiti di governo.
Nel frattempo, all’interno della maggioranza si discute già del possibile calendario elettorale nel caso di un voto anticipato. Le ipotesi sul tavolo guardano alla primavera o all’autunno del 2027, alla coincidenza con le amministrative oppure alla naturale conclusione della legislatura.
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