Visibilia, Consulta sul conflitto tra il Senato e la Procura
I giudici costituzionali esaminano l’uso di messaggi e registrazioni nel procedimento che coinvolge Daniela Santanché
La Corte costituzionale ha esaminato il conflitto di attribuzione tra il Senato e la Procura di Milano sul caso Visibilia. Al centro c’è l’utilizzo processuale di messaggi, email e registrazioni audio riguardanti Daniela Santanché, senza una preventiva autorizzazione parlamentare.
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Il confronto davanti alla Consulta
Nel procedimento, relativo all’accusa di truffa aggravata ai danni dell’Inps per l’uso della cassa integrazione durante l’emergenza Covid, Santanché è indagata insieme ad altre persone per fatti legati ad alcuni dipendenti di Visibilia. Il giudizio costituzionale ha avuto come relatore Giovanni Pitruzzella e ha visto la partecipazione della Procura, rappresentata dall’avvocato Mitja Gialuz.
La Procura sostiene che i materiali siano stati consegnati spontaneamente da terzi e che riguardino aspetti estranei all’attività parlamentare. Gialuz ha richiamato il rischio di creare una protezione non oltrepassabile per chi ricopre un incarico elettivo: «Non esiste solo l’articolo 68 della Costituzione, ma anche il 3», ha detto, riferendosi al principio di uguaglianza davanti alla legge.
Il vicepresidente della Corte e presidente appena eletto Francesco Viganò ha posto una questione legata alle conseguenze pratiche della tesi sostenuta dal Senato. «La Procura non può fare niente, deve chiedere l’autorizzazione alla Camera: è una soluzione che realizza un equilibrato contemperamento fra gli interessi in gioco?», ha domandato durante l’udienza.
Le tesi delle istituzioni
Secondo i rappresentanti del Senato, Luigi Ciaurro e Vinicio Settimo Nardo, l’autorità giudiziaria avrebbe utilizzato materiale raccolto senza rispettare le garanzie previste dall’articolo 68, terzo comma, della Costituzione. La norma richiede il via libera della Camera di appartenenza per sottoporre un parlamentare a intercettazioni o per acquisirne la corrispondenza.
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Palazzo Madama contesta anche l’applicazione dell’articolo 4 della legge 140 del 2003. La Procura, secondo questa ricostruzione, non si sarebbe limitata a entrare in possesso delle comunicazioni riservate, ma le avrebbe esaminate e impiegate nel procedimento penale. Per il Senato, l’autorizzazione deve precedere sia l’acquisizione sia la lettura o l’ascolto del materiale, che sarebbe quindi inutilizzabile.
La Camera dei deputati, intervenuta a sostegno del ricorso, ha invece richiamato la necessità di ridurre al minimo il sacrificio della funzione parlamentare. La sua difesa ha osservato che il bilanciamento tra le garanzie costituzionali può comportare una limitazione parziale delle posizioni del privato cittadino.
Viganò ha inoltre chiesto come la Corte potrebbe valutare l’eventuale esistenza di un reato se il fascicolo non fosse depositabile. Il materiale, ha osservato, rischierebbe di non essere accessibile né alle Camere né ai giudici costituzionali. La decisione è attesa prima dell’udienza preliminare fissata a Milano per il 3 febbraio, dopo il rinvio disposto dal gip Tiziana Gueli.
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