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Politica 2 min di lettura1 ora fa

Ucraina e voto: l’affondo di Di Battista contro Schlein

L’ex esponente del Movimento Cinque Stelle critica la linea del Partito Democratico e il confronto tra Schlein e Conte, indicando nella guerra un possibile fattore decisivo alle urne.

Per Alessandro Di Battista, la discussione sulla guerra in Ucraina resta il principale banco di prova per l’opposizione. L’ex deputato sostiene che Elly Schlein dovrebbe avanzare una proposta concreta, indicando un nome per il ruolo di mediatore europeo: «serve un inviato speciale dell’Unione Europea» incaricato di aprire un negoziato con Vladimir Putin e di ascoltare anche le ragioni russe.


L’Ucraina resta il nodo politico

L’ex esponente del Movimento Cinque Stelle considera deludente il fatto che la segretaria del Partito Democratico continui a parlare di «pace giusta» a distanza di due anni dalla sua elezione. A suo giudizio, quella formula non chiarisce quale iniziativa diplomatica si intenda realmente promuovere.

Di Battista ritiene inoltre possibile una nuova vittoria di Giorgia Meloni. In quel caso, ha spiegato, tra le cause principali potrebbe esserci proprio la posizione assunta dal Partito Democratico sul conflitto ucraino, insieme a dichiarazioni che considera prive di un contenuto concreto.


Il campo largo non convince

Intervenendo ad Accordi e Disaccordi sul Nove, Di Battista ha commentato anche il confronto a distanza tra Schlein e Giuseppe Conte. La sua previsione è netta: se i due leader continueranno a muoversi in questo modo, il centrosinistra rischierà di arrivare al voto senza una proposta abbastanza riconoscibile; nel frattempo, secondo lui, Meloni resta favorita.

L’ex parlamentare ha poi sostenuto che una parte dell’elettorato del Movimento Cinque Stelle non sceglierebbe mai Schlein: «non la voterebbe neanche sotto tortura». Il problema, nella sua lettura, non riguarda soltanto i rapporti tra i dirigenti, ma anche la difficoltà del cosiddetto campo largo nel farsi identificare su obiettivi precisi.

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Le idee hanno perso centralità

Di Battista ha paragonato l’attuale fase al periodo in cui il Movimento Cinque Stelle concentrava la propria comunicazione su pochi temi, ripetuti con continuità. Tra questi ha ricordato la riduzione degli stipendi dei parlamentari, l’abolizione del finanziamento pubblico a giornali e partiti, il reddito di cittadinanza, la legge anticorruzione e la contrapposizione alla cosiddetta casta.

Oggi, secondo l’ex deputato, chi sostiene l’alleanza progressista farebbe fatica a descriverne il programma. La distanza tra le forze coinvolte emergerebbe soprattutto sulla politica estera, con la questione ucraina indicata come elemento capace di orientare il consenso.


La paura del fronte tra i giovani

Nel suo ragionamento Di Battista ha collegato anche le grandi proteste in Francia alla condizione degli istituti scolastici e alle difficoltà di accesso all’istruzione. A suo parere, però, alla base della mobilitazione ci sarebbe pure il timore diffuso tra molti giovani di poter essere inviati a combattere in futuro.

Quanto alla Russia, l’ex pentastellato ha ribadito che un eventuale negoziatore europeo dovrebbe andare a parlare direttamente con Putin. La sua posizione è che, pur condannando il conflitto, sia necessario considerare anche le motivazioni rivendicate dal presidente russo per tentare di arrivare a un’intesa.

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