Trump, tregua iraniana respinta: la guerra può ripartire dopo il voto
Teheran propone una pausa di sette giorni e riapre agli ispettori Onu, ma Washington valuta nuovi raid dopo le elezioni di medio termine.
La diplomazia tra Stati Uniti e Iran resta bloccata, mentre sul terreno proseguono gli attacchi nella regione. Donald Trump avrebbe rifiutato l’offerta di una sospensione dei combattimenti avanzata da Teheran e avrebbe discusso con i suoi collaboratori la possibilità di riprendere i bombardamenti dopo le elezioni di medio termine di novembre, secondo quanto riferito dal Wall Street Journal.
La proposta iraniana non convince Washington
Il piano iraniano prevedeva una tregua della durata di sette giorni. In cambio, Teheran avrebbe offerto la riapertura dello Stretto di Hormuz e la ripresa del confronto sul dossier nucleare, chiedendo inoltre la rimozione del blocco americano sui porti iraniani.
Pezeshkian ha riconosciuto che tra Iran e Stati Uniti permane una forte diffidenza, alimentata anche dall’attacco americano condotto mentre erano in corso colloqui. Il presidente iraniano ha sostenuto che, qualora Washington accettasse l’ultima proposta di Teheran, il suo Paese sarebbe pronto a rispettare gli impegni assunti nell’intesa.
Teheran riapre agli ispettori Onu
Nel corso di un’intervista alla Cbs, Masoud Pezeshkian ha lasciato aperta la porta a un nuovo accesso degli ispettori delle Nazioni Unite in Iran. Il ritorno delle verifiche potrebbe essere discusso all’interno di eventuali negoziati, anche alla luce dell’accordo internazionale sul nucleare del 2015.
Il presidente ha ribadito che l’Iran non intende sviluppare armi atomiche. A suo giudizio, tale scelta sarebbe vietata dalla legge religiosa islamica, anche se alcune correnti interne al Paese potrebbero spingere in una direzione diversa. Pezeshkian ha quindi osservato: «Lo sviluppo di armi nucleari è haram», cioè proibito sul piano religioso.
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Nuovi attacchi contro l’Arabia Saudita
Mentre il confronto politico resta senza sbocchi, gli Houthi yemeniti hanno rivendicato operazioni contro l’Arabia Saudita. Le autorità della coalizione guidata da Riad hanno riferito di avere abbattuto due droni diretti verso la capitale e due missili balistici puntati su Khamis Mushait, nel sudovest del regno, dove si trova una rilevante base aerea.
Hazem al Assad, esponente dell’ufficio politico del movimento filo-iraniano, ha definito l’azione una dimostrazione limitata in vista di un possibile ampliamento delle operazioni. L’annuncio arriva mentre aumentano gli appelli internazionali per una conclusione del conflitto.
Il Pentagono aggiorna i feriti
Il numero dei militari statunitensi feriti nella guerra in Iran è stato portato a 861, stando a una ricostruzione del Washington Post. Il Pentagono non ha fornito una spiegazione per la modifica: nell’ultima settimana il totale è cresciuto di 37 persone, tra cui 29 marinai e otto Marines.
Oltre metà dei casi riguarda operazioni condotte fuori dagli Stati Uniti dall’inizio della tregua di luglio tra Washington e Teheran. In precedenza, queste cifre erano state associate all’operazione denominata “Operation Epic Fury”.
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