Trump accusa Parigi: l’Europa diventa il bersaglio della sua campagna
Il presidente statunitense attribuisce le proteste francesi all’immigrazione e all’Islam, mentre rilancia gli attacchi contro Spagna, Germania e Unione europea
Le tensioni sociali in Francia e la crisi migratoria attorno a Ceuta entrano nella campagna politica di Donald Trump. A meno di un mese dalle elezioni di metà mandato, il presidente statunitense usa gli episodi europei per sostenere che una vittoria dei democratici potrebbe produrre conseguenze simili anche negli Stati Uniti.
Nel mirino finiscono soprattutto Parigi e Madrid, ma il messaggio coinvolge l’intero continente. Trump accusa da tempo l’Europa di aver abbandonato i propri valori, di aver perso il controllo dei confini e di essersi allontanata dagli Stati Uniti.
La Francia al centro dell’attacco
Commentando le proteste studentesche che stanno attraversando la Francia, Trump ha escluso che l’origine della mobilitazione sia legata alla scuola. Secondo il presidente, il fenomeno sarebbe invece il risultato di un’immigrazione incontrollata e della crescita dell’influenza islamica.
“Quanto sta accadendo in Francia è nientemeno che un’immigrazione di massa fuori controllo. Si tratta dell’Islam che vuole prendere il sopravvento su un Paese un tempo grande”, ha dichiarato Trump. L’affondo si inserisce in una lunga serie di critiche rivolte al Vecchio Continente, accompagnate dal sostegno ai partiti della destra radicale che stanno guadagnando terreno in diversi Paesi.
Il rapporto con Emmanuel Macron resta particolarmente oscillante. Nel giugno scorso Trump aveva firmato a Versailles il “Memorandum di Islamabad” sulla fine della guerra in Iran, tra gli applausi del presidente francese e della première dame Brigitte. In precedenza, però, aveva minacciato dazi del 200% sui vini francesi e sostenuto che “nessuno” volesse Macron, dopo il suo rifiuto di aderire al “Consiglio per la pace” destinato a Gaza.
Spagna e Germania nella strategia
Anche la Spagna viene presentata da Trump come un possibile esempio di ciò che potrebbe accadere negli Stati Uniti. Riferendosi alla situazione migratoria legata a Ceuta, il presidente ha invitato gli americani a ricordare quelle immagini: “Tra tre anni saremo noi così se dovesse andare al potere la parte sbagliata”.
Da mesi Madrid è un obiettivo della sua polemica. Il rifiuto del primo ministro Pedro Sanchez di autorizzare l’impiego delle basi statunitensi per i bombardieri diretti verso il Golfo ha provocato la reazione di Trump, arrivato a minacciare l’interruzione dei rapporti commerciali con la Spagna.
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La linea viene applicata anche alla Germania. Trump ha accolto con favore il successo di AfD in Sassonia-Anhalt e ha rilanciato lo slogan “Rendere di nuovo grande la Germania”, sostenendo che gli elettori tedeschi si siano stancati delle regole sull’immigrazione, giudicate disastrose e dannose per il Paese.
Nato, Ucraina e Iran aggravano lo scontro
Le divergenze tra Washington e le capitali europee non riguardano soltanto la gestione dei flussi migratori. Nato, Ucraina, dazi commerciali e guerra in Iran sono altri dossier sui quali le due sponde dell’Atlantico hanno mostrato posizioni sempre più distanti.
Il conflitto con Teheran ha alimentato in particolare il risentimento di Trump verso gli alleati, accusati di non averlo sostenuto. La Casa Bianca ha inoltre avvertito, nell’ultima versione della Strategia per la sicurezza nazionale, che un’Europa incapace di cambiare potrebbe trovarsi davanti alla “reale prospettiva di veder cancellata la propria civiltà”.
A rafforzare la campagna contro l’assetto europeo contribuisce anche Elon Musk, alleato di Trump e sostenitore di AfD. Musk ha definito Marine Le Pen “l’ultima speranza per la Francia” e condivide l’idea che l’Unione europea debba essere superata a favore del ritorno ai singoli Stati.
Il sostegno ai movimenti sovranisti europei risponde così a un doppio obiettivo: influenzare il dibattito politico oltre Atlantico e offrire agli elettori statunitensi un modello negativo da associare ai democratici in vista del voto di metà mandato.
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