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Politica 1 min di lettura54 min fa

Vannacci-Cerno, la Rai boccia l’affondo: «Parole inaccettabili

Il generale torna a parlare dell’orientamento sessuale del direttore del Giornale, ma il consiglio di amministrazione difende i principi del servizio pubblico.

Il nuovo scontro tra Roberto Vannacci e Tommaso Cerno si chiude, almeno per ora, con la presa di posizione della Rai. Il consiglio di amministrazione dell’azienda ha giudicato inaccettabili le parole utilizzate dal generale contro il direttore del Giornale, accusandolo di aver trasformato l’orientamento sessuale in un argomento per screditare la persona e il professionista.


La replica del generale riaccende lo scontro

La polemica è nata dopo la presentazione di “2 di Picche”, il programma quotidiano destinato a Rai2. In quell’occasione Cerno aveva ricordato che Vannacci lo aveva associato alla necessità di una fascia protetta per il fatto di essere omosessuale. Il direttore del Giornale aveva risposto rivendicando il valore della libertà: «La protezione viene dalla libertà».

A quelle parole il generale ha replicato sostenendo che Cerno avrebbe attribuito a Futuro nazionale l’intenzione di impedire alle persone omosessuali di comparire in televisione. Vannacci ha inoltre difeso l’idea di regole identiche per tutti nei programmi trasmessi in presenza di bambini, affermando: «La propaganda di genere e omosessualista non deve poterla fare né chi ha gusti omosessuali né chi ha gusti eterosessuali».


Il consiglio Rai prende posizione

Il consiglio di amministrazione della Rai ha contestato soprattutto l’espressione usata da Vannacci per definire l’orientamento sessuale di Cerno. «Parlare di “gusti invertiti” è un’espressione offensiva e discriminatoria», ha affermato l’organo aziendale, sottolineando che simili parole non sono compatibili con un confronto civile e istituzionale.

La Rai ha ribadito che nel servizio pubblico è legittimo discutere anche in modo netto le idee e le posizioni politiche. Diverso, secondo il consiglio, è utilizzare l’orientamento sessuale per mettere in discussione la dignità di una persona o il suo incarico professionale: l’azienda ritiene che la tutela dell’uguaglianza rientri tra le responsabilità fondamentali del servizio pubblico.

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