TikTok cambia la protesta: giovani, simboli virali e azioni fuori dai partiti
Leonardo Bianchi analizza mobilitazioni nate online, gruppi spontanei e il peso delle immagini delle rivolte straniere sulle nuove forme di dissenso.
Costumi ispirati agli eroi, meme e perfino saccheggi possono diventare parte dello stesso racconto digitale: quello di proteste pensate anche per essere viste e condivise. Secondo Leonardo Bianchi, esperto di mobilitazioni e cultura digitale, tra i più giovani la partecipazione politica si organizza sempre più lontano dalle strutture tradizionali.
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La piazza nasce dentro TikTok
Le nuove mobilitazioni prendono forma attraverso convocazioni spontanee sui social, in particolare su TikTok. I ragazzi non attendono necessariamente l’indicazione di un partito, di un’associazione o di un’organizzazione già costituita: si coordinano online e si presentano in piccoli gruppi.
Questa modalità modifica anche il rapporto con la piazza. La protesta non è soltanto un momento collettivo, ma diventa un insieme di immagini, gesti e simboli facilmente riconoscibili e riproducibili. La dimensione digitale accompagna quindi l’azione fisica e contribuisce a definirne il linguaggio.
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Le rivolte estere come modello
Bianchi osserva inoltre che le manifestazioni internazionali vengono utilizzate come riferimento dai giovanissimi. Costumi da eroe, meme e scene di saccheggio possono essere ripresi, trasformati e inseriti in nuovi contesti, secondo una logica simile a quella dei contenuti virali.
In questo quadro, le pratiche politiche vengono percepite anche come tendenze capaci di circolare rapidamente. L’ispirazione arriva dall’estero, mentre i social selezionano e rilanciano gli elementi più spettacolari della protesta, contribuendo a renderli riconoscibili al di là del luogo in cui sono comparsi.
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