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Politica 2 min di lettura5 giorni fa

Tetto agli stranieri in un decreto, 'Non disarticoleremo le classi'

Il ministro dell’Istruzione lega il nuovo intervento alla conoscenza dell’italiano, chiarisce che partirà dai nuovi ingressi e respinge l’idea di uno scontro con il Quirinale.

La misura annunciata da Giuseppe Valditara per limitare la presenza di studenti stranieri in classe non passerà da una semplice circolare: il ministro ha spiegato che verrà inserita in un decreto legge, perché a suo dire serve un intervento immediato. L’applicazione, ha precisato, scatterà da quest’anno e riguarderà i nuovi arrivi, senza però “disarticolare le classi”.


Il punto è la lingua, non l’origine

Per il titolare dell’Istruzione il criterio resta “puramente linguistico” e non ha nulla a che vedere con nazionalità o etnia. Valditara ha insistito sul ruolo dell’italiano come strumento di inclusione e ha aggiunto che la soglia varrà anche per gli alunni dell’Unione europea che non padroneggiano la lingua.


Nessuno scontro con il Quirinale

Sul fronte politico, il ministro ha escluso frizioni con il Quirinale dopo le parole di Giorgia Meloni sulle circolari firmate in passato da Mattarella. Secondo Valditara, la linea del governo coincide con quella indicata dal presidente della Repubblica ad Amatrice: evitare che i ragazzi stranieri con difficoltà linguistiche finiscano ai margini.

A suo avviso, il rischio da scongiurare è quello delle “classi ghetto”, cioè di gruppi separati dal resto della comunità scolastica. Per chiarire il concetto, ha richiamato le scuole dell’Alabama degli anni ’50, dove bianchi e neri venivano tenuti distinti.

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Le accuse di strumentalizzazione

Valditara ha poi sostenuto che intorno al provvedimento si sia alzato un clima di polemica e che siano circolate parole “improprie”, citando razzismo e suprematismo. Ha ribadito che anche Mattarella e Zuppi hanno espresso la necessità di favorire l’integrazione e ha rivendicato che l’obiettivo del governo è lo stesso.

In chiusura ha respinto anche il parallelo con Vannacci: non sarebbe il ministro a inseguirlo, ma il contrario. In ogni caso, ha concluso, il nodo resta sempre lo stesso: garantire l’inserimento degli studenti senza creare scuole separate.

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