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Politica 1 min di lettura22 set

Sull’attacco di Meloni all’Istat, la statistica resta presidio democratico

La premier critica le cifre su deficit e Pil, ma la revisione dei dati non è un capriccio: la statistica pubblica resta un presidio di verità, non uno strumento da adattare alle convenienze.

La polemica sui conti pubblici si è spostata sul terreno dei numeri, dopo che Giorgia Meloni ha messo nel mirino l’Istat per le valutazioni su deficit e Pil. Il punto politico, però, non cambia: i dati non si modificano in base a ciò che si vorrebbe leggere.


Il fastidio per il deficit resta sullo sfondo

Alla Presidente del Consiglio non è piaciuto l’esito del rapporto deficit/Pil, perché avrebbe preferito vedere l’Italia uscire dalla procedura di infrazione. Ma da questa delusione non discende la possibilità di contestare l’istituto statistico, tanto meno con toni derisori. Meloni ha detto: «Non so se l’Istat sottostima gli italiani o il governo».


La revisione del Pil non è automatica

Anche l’altra critica della premier, secondo cui la crescita del Pil verrebbe corretta ogni anno verso l’alto, non trova riscontro. Le stime economiche vengono aggiornate, ma non seguono una direzione unica e non si muovono per compiacere chi governa. È proprio questo il ruolo della statistica pubblica: fotografare la realtà, non assecondare le aspettative.

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Il nodo è politico, non numerico

In sostanza, il contrasto nasce dall’effetto che quei risultati hanno sul dibattito politico, non da un problema dei conti in sé. Ed è per questo che l’Istat viene richiamata a restare fuori dalla contesa: i numeri possono piacere o no, ma non cambiano per desiderio.

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