Stabilicum, i cittadini portano la legge davanti ai giudici
Nessun parlamentare ha adito la Consulta, mentre i ricorsi civici attendono le prime udienze in dieci tribunali
Nessun deputato o senatore ha presentato alla Corte costituzionale un ricorso individuale contro lo Stabilicum.
Giovanni Amoroso, presidente della Consulta, ha spiegato che l’esame della legge elettorale potrebbe concludersi prima delle prossime elezioni. «Se si considera la scadenza ordinaria delle camere penso che senz'altro la Corte faccia in tempo a pronunciarsi prima delle elezioni», ha detto.
La possibilità di arrivare a una decisione nei tempi previsti non elimina però il tema della tempistica politica. La Commissione di Venezia, organo consultivo del Consiglio d’Europa, raccomanda che le norme elettorali siano approvate almeno un anno prima del voto, così da garantire maggiore certezza agli elettori.
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Le udienze sui ricorsi civici
L’iniziativa giudiziaria più avanzata è quella promossa dalla Rete per un voto libero e uguale, coordinata da Roberto Zaccaria. Le azioni sono state depositate tra il 25 e il 26 ottobre in 26 tribunali italiani e hanno iniziato a tradursi nella fissazione delle prime udienze.
Finora sono stati calendarizzati dieci appuntamenti. Il primo si terrà a Trento il 16 dicembre; seguiranno Torino il 18 dicembre, Firenze e Trieste il 22 dicembre. Nel 2027 sono previste udienze a Bari l’11 gennaio, a Lecce il 12, ad Ancona il 13, a Caltanissetta il 26, a Brescia il 28 gennaio e a Catanzaro il 16 febbraio.
I tempi successivi restano difficili da stimare. Soltanto se i giudici ordinari sottoporranno alla Consulta le questioni di costituzionalità, il procedimento passerà davanti ai giudici costituzionali, con ulteriori adempimenti prima della pronuncia, che al momento non appare probabile prima di febbraio.
L’esame della Cassazione
Un altro passaggio riguarda il procedimento avviato dall’avvocato Enzo Palumbo contro il Rosatellum bis il 23 dicembre 2024. La Corte di cassazione ha discusso il ricorso il 29 ottobre e dovrebbe decidere nell’arco di circa quaranta giorni, anche se non esiste una scadenza certa.
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Palumbo ha chiesto di applicare alla normativa appena approvata anche le contestazioni già sollevate contro la legge precedente. Per questo, la decisione della Cassazione potrebbe avere conseguenze anche sullo Stabilicum, oltre a stabilire se il ricorso debba essere respinto o inviato alla Corte costituzionale.
Tra i punti contestati figurano l’uso della questione di fiducia durante l’approvazione delle due leggi, la compatibilità con l’articolo 57 della Costituzione e il collegamento tra voto al candidato, lista, coalizione e territorio. Sono inoltre sotto esame le regole per la raccolta delle firme, il numero richiesto alle forze prive di esenzioni e le possibili limitazioni alla partecipazione politica.
Le opposizioni non ricorrono
Dopo la dura contestazione parlamentare della riforma voluta dal Governo Meloni, nessun esponente dell’opposizione ha ancora depositato un’azione individuale davanti alla Consulta. Deputati e senatori di Pd, M5s, Avs, Iv e +Eu hanno quindi lasciato ai cittadini, ai comitati e ai professionisti del diritto il compito di contestare la legge nelle sedi giudiziarie ordinarie.
Una modifica alle Norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale, approvata il 12 marzo, insieme all’ordinanza 17 del 2019 della stessa Corte, potrebbe consentire ai parlamentari di chiedere in via cautelare la sospensione di un atto ritenuto lesivo delle loro prerogative. Finora, però, questa strada non è stata utilizzata.
I ricorsi dei privati comportano anche un rischio economico per chi li sostiene. Le spese possono arrivare a decine di migliaia di euro, come è accaduto nel 2020 a Felice Besostri, condannato a pagare 10mila euro per lite temeraria dopo un’azione sulla legge elettorale per le Europee. Besostri aveva contribuito ai procedimenti che avevano portato la Consulta a dichiarare illegittimi il Porcellum nel 2014 e l’Italicum nel 2017.
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