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Politica 1 min di lettura2 ore fa

Sisma, Acquaroli reagisce all’inchiesta: il nodo delle responsabilità

Dopo otto arresti e 51 persone indagate, il governatore delle Marche nega ogni coinvolgimento regionale e chiede prove sulle accuse rivolte alla sua conoscenza dei fatti.

Francesco Acquaroli prende posizione sull’indagine dedicata alla ricostruzione dopo il terremoto del 2016 e respinge ogni ipotesi di responsabilità personale o dell’amministrazione regionale. Il presidente delle Marche ha parlato a Corridonia, durante la presentazione dei dati sulla ricostruzione a dieci anni dagli eventi calamitosi, definendosi “basito, amareggiato e incredulo”.

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Acquaroli difende la propria integrità

L’inchiesta ha portato a otto arresti e coinvolge complessivamente 51 indagati in diverse regioni. Acquaroli ha però precisato che, per quanto riguarda le Marche, l’indagine riguarderebbe una sola persona e non avrebbe interessato dipendenti o componenti della struttura regionale.

Il governatore ha contestato anche l’idea secondo cui avrebbe potuto essere a conoscenza di eventuali irregolarità senza intervenire. “A chi dice che il presidente poteva non sapere, chiedo di portarmi una prova che io sapessi”, ha affermato, spiegando di voler tutelare sia la propria integrità morale sia la credibilità delle istituzioni regionali.

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Fiducia negli inquirenti, ma cautela

Acquaroli ha dichiarato di avere fiducia nell’operato della Procura e delle autorità che stanno conducendo gli accertamenti. Al tempo stesso, ha richiamato la necessità di rispettare la presunzione d’innocenza per tutte le persone coinvolte nell’indagine.

Secondo il presidente delle Marche, eventuali responsabilità individuali dovranno essere valutate dalla giustizia: chi avesse commesso illeciti, ha sostenuto, dovrà essere giudicato e scontare le conseguenze di una condanna. Il governatore ha tuttavia respinto l’idea che gli eventuali errori di singoli possano oscurare l’impegno e il sacrificio di tutte le persone impegnate nella ricostruzione.

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