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Politica 2 min di lettura3 giorni fa

Sicurezza, è scontro Tajani-Anm: la frase che divide la giustizia

Il vicepremier chiede più severità nelle convalide degli arresti e invoca un esempio esemplare: l’Associazione nazionale magistrati replica accusandolo di colpire lo Stato di diritto.

La richiesta di maggiore severità rivolta da Antonio Tajani ai magistrati ha aperto un duro confronto con l’Associazione nazionale magistrati. Il vicepremier sostiene che le scarcerazioni successive agli arresti indeboliscano la sicurezza, mentre l’Anm contesta il metodo e il linguaggio utilizzati.


L’Anm accusa: così si intimidisce

La Giunta esecutiva centrale dell’Associazione nazionale magistrati ha definito le parole di Tajani incompatibili con i principi dello Stato di diritto. Nella sua nota, l’organismo ricorda che il compito dei magistrati è applicare la legge e respinge l’idea che la sicurezza possa essere garantita trasferendo alla magistratura responsabilità di natura politica.

“Le parole del vicepresidente del Consiglio lasciano esterrefatti”, si legge nel documento, che aggiunge: “La giustizia non è e non può essere uno strumento di intimidazione nei confronti di nessuno”. Per l’Anm, dunque, il contrasto alla criminalità non può passare da pressioni pubbliche sui giudici chiamati a decidere sugli arresti.


Tajani chiede decisioni più dure

Il vicepremier aveva parlato durante la visita al villaggio della legalità, rispondendo a una cittadina che segnalava la necessità di più sicurezza nelle borgate. In un video diffuso da alcuni siti online, Tajani ha sostenuto che sulle convalide degli arresti serva “molta più rigidità da parte della magistratura”.

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Per spiegare la sua posizione, ha descritto il caso di un presunto spacciatore fermato dalle forze dell’ordine poco prima della mezzanotte. Dopo la compilazione degli atti in caserma e l’udienza del mattino seguente, secondo il racconto del vicepremier, il magistrato lo avrebbe rimesso in libertà; gli agenti, dopo un turno di 24 ore, se lo sarebbero poi ritrovato davanti mentre sorrideva e continuava a spacciare.


La formula dell’esempio esemplare

Tajani ha chiesto ai giudici di mandare ai cittadini un segnale contro chi commette reati e ha richiamato la formula “colpirne uno per educarne cento”. Ha inoltre invitato alcuni magistrati a riflettere sulle conseguenze delle loro decisioni, sostenendo che non sia accettabile vedere nuovamente in azione persone arrestate poco prima.

La posizione del vicepremier e quella dell’Anm restano quindi distanti: da una parte la richiesta di un atteggiamento più severo nelle udienze di convalida, dall’altra la difesa dell’autonomia della magistratura e del rispetto delle regole che disciplinano gli arresti.

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