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Politica 2 min di lettura2 giorni fa

Segre alza la voce sul ddl: l’ultima apertura per il voto unanime

La senatrice a vita chiede ai partiti di superare le contrapposizioni e valuta possibile un chiarimento sul diritto di criticare Israele

L’obiettivo indicato da Liliana Segre è un’approvazione condivisa del ddl sull’antisemitismo. Per arrivare a un’intesa ampia, la senatrice a vita considera accettabile anche un’aggiunta al testo che renda ancora più esplicita la distinzione tra antisemitismo e critiche rivolte al governo o allo Stato di Israele.


L’appello per ricucire lo strappo

Segre ha chiesto alle forze politiche di rinunciare alle contrapposizioni e di concentrarsi sull’interesse collettivo. «Rivolgo un nuovo, accorato appello a tutti i partiti», ha affermato, sollecitando un gesto di responsabilità per evitare che il confronto parlamentare su un tema così delicato accresca le tensioni nel Paese.

Secondo la senatrice, una spaccatura sul provvedimento avrebbe conseguenze negative sia sul piano internazionale sia all’interno della società italiana. Il rischio, a suo giudizio, è che il dissenso politico finisca per alimentare un clima di intolleranza e la diffusione dell’odio.


Il nodo delle critiche a Israele

La possibilità di contestare le scelte delle autorità israeliane, senza che ogni critica venga automaticamente classificata come antisemita, è uno dei punti sui quali Segre ha richiamato l’attenzione. La senatrice ha ricordato di avere espresso in passato giudizi molto severi sulle decisioni degli attuali governanti israeliani, fino a parlare di repulsione.

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A suo avviso, il testo già in esame alla Camera non presenta ostacoli sostanziali su questo fronte. Nel passaggio parlamentare al Senato sarebbero stati eliminati sia le parti di natura penale sia i divieti presenti nelle versioni iniziali della proposta. Anche il riferimento alla definizione IHRA, ha osservato Segre, stabilisce che le contestazioni a Israele paragonabili a quelle rivolte a qualsiasi altro Stato non costituiscono, di per sé, antisemitismo.


Una scelta politica dal valore simbolico

La senatrice ha richiamato il precedente della legge che istituì il Giorno della Memoria, proposta da Furio Colombo. All’epoca, Colombo indicò come una responsabilità storica per l’Italia ottenere un consenso unanime, considerando il voto del 1938 sulle leggi razziali e il ruolo della RSI nella Shoah. Quel risultato arrivò nel 2000, dopo un lungo lavoro di mediazione sul testo.

Segre ha quindi sottolineato che le principali forze politiche sembrano condividere tre valutazioni: l’esistenza di una nuova ondata antisemita, la necessità di contrastarla per proteggere la minoranza ebraica e la democrazia, e l’esigenza di non comprimere il diritto di critica verso Israele. Proprio per consolidare questa convergenza, ha concluso, un eventuale chiarimento nel ddl potrebbe essere accolto, pur ritenendolo non indispensabile.

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