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Politica 2 min di lettura2 giorni fa

Scuola, Valditara replica a Sala: “Nessuna deportazione, accuse allarmistiche

Il ministro difende il limite del 30% agli studenti stranieri e chiarisce come funzioneranno le iscrizioni nelle scuole sature

Il decreto scuola torna al centro del confronto politico dopo le parole del sindaco di Milano Giuseppe Sala, che ha ipotizzato possibili chiusure di istituti in città. A margine della visita alle scuole Faes di Milano, il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha respinto l’allarme e difeso l’impianto del provvedimento, approvato la scorsa settimana.


Valditara: “Nessuna deportazione”

Il ministro ha contestato le ricostruzioni più critiche circolate sul decreto, definendolo equilibrato e orientato a favorire l’integrazione. Tra gli obiettivi indicati c’è anche il contrasto alle cosiddette classi ghetto, caratterizzate da un’elevata presenza di studenti immigrati con difficoltà linguistiche.

Valditara ha inoltre respinto l’uso del termine “deportazione” riferito alla redistribuzione degli alunni. “Noi non deportiamo proprio nessuno”, ha affermato, spiegando che il meccanismo interviene nella fase delle iscrizioni e non comporta lo smembramento di classi già costituite.


Il nodo del tetto al 30%

Il provvedimento introduce, tra le altre misure, un limite del 30% alla presenza di studenti stranieri nelle classi. Secondo il ministro, quando non sarà possibile individuare una scuola vicina con posti disponibili, è previsto uno stanziamento superiore a 14 milioni di euro a regime per rafforzare l’insegnamento della lingua italiana agli alunni inseriti in classi oltre quella soglia.

La scelta, ha sottolineato Valditara, riguarda l’organizzazione delle iscrizioni e non soltanto gli studenti stranieri. Le famiglie indicano già oggi quattro istituti: se quello scelto come prima opzione è pieno, l’alunno può essere assegnato a una delle altre scuole indicate, indipendentemente dalla sua nazionalità.

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Il confronto sulle classi ghetto

Nel difendere la misura, il ministro ha richiamato il riferimento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella a una scuola capace di integrare e di evitare la formazione di gruppi separati. Valditara ha anche citato il fenomeno del “white flight”, espressione utilizzata nella letteratura sociologica internazionale per descrivere l’allontanamento degli studenti da istituti percepiti come troppo svantaggiati.

Il titolare dell’Istruzione ha sostenuto che l’obiettivo sia impedire la concentrazione di alunni con fragilità linguistiche in alcune classi, evitando così situazioni di isolamento. Ha quindi invitato a valutare il contenuto del decreto senza, a suo giudizio, alterarne il significato attraverso polemiche politiche.


La replica alle previsioni di Sala

Rispondendo all’ipotesi di chiusure scolastiche a Milano, Valditara ha giudicato le dichiarazioni del sindaco “avventate e allarmistiche”. La priorità, secondo il ministro, dovrebbe essere un’analisi concreta delle necessità di studenti italiani e stranieri e degli insegnanti che operano in condizioni difficili.

Valditara ha infine ribadito che l’eventuale spostamento degli alunni avverrebbe soltanto al momento dell’iscrizione, sulla base delle preferenze indicate dalle famiglie e della disponibilità degli istituti. Non sarebbe quindi prevista alcuna modifica retroattiva delle classi già formate.

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