Politica 4 min di lettura5 giorni fa

Scuola, il vero dossier delle famiglie: più risorse e meno caos

Dal divieto di smartphone alle richieste su affettività e sicurezza, il report CISF fotografa una scuola che molte famiglie vorrebbero più attrezzata, meno burocratica e più vicina ai bisogni dei ragazzi.

Il nodo che emerge con più forza è il bisogno di una scuola capace di reggere insieme qualità, benessere e pari opportunità. Nel rapporto del Centro Internazionale Studi Famiglia, molte famiglie chiedono più strumenti, meno pressioni sugli studenti e un’alleanza più solida tra casa e istituto.


Famiglie in allarme tra costi e ansia

A pesare non sono solo i programmi, ma anche le spese. Per il 45,5% del campione esiste una vulnerabilità economica che rende più faticoso sostenere il percorso scolastico, tra difficoltà “spesso” dichiarate dal 12,2% e “a volte” dal 33,3%.

Le uscite legate alla scuola sono numerose: il 37,1% ha investito in attività di potenziamento come lingue, coding o musica, il 32,1% nelle ripetizioni e il 44,3% in strumenti digitali o materiali didattici. Quasi metà degli intervistati, il 44,8%, indica un esborso compreso tra 500 e 1500 euro.

Sul piano emotivo, il quadro non è più semplice. Il 30,6% segnala ragazzi sotto pressione per voti e risultati, mentre il 27,8% parla di stress o ansia collegati alla frequenza scolastica. In circa un caso su quattro i genitori raccontano cali di motivazione, chiusura sociale o sintomi psicosomatici; nel 21% dei casi sono state registrate assenze ingiustificate.


Cosa vogliono davvero i genitori

Il report Teniamo banco! Famiglia e scuola di fronte alla sfida educativa, realizzato dal CISF con Eumetra e il patrocinio di Fondazione Cariplo su 1.627 nuclei familiari, mette in evidenza alcuni orientamenti molto netti. Il 70% approva il divieto di smartphone in classe e l’85% ritiene che l’educazione affettiva e sessuale debba essere prevista esplicitamente nei percorsi scolastici.

Anche il riconoscimento della famiglia come soggetto educativo è un punto centrale: otto italiani su dieci lo considerano necessario. Inoltre, oltre la metà del campione si dice pronta a scegliere una scuola paritaria se l’accesso fosse regolato alle stesse condizioni dell’istituto statale.

Francesco Belletti, direttore del CISF, sottolinea che tra scuola e famiglia esiste un legame che non può essere ridotto a una semplice delega. Ha osservato che «l’inevitabile relazione tra famiglia e scuola» può comunque fare la differenza e che l’educazione delle nuove generazioni resta una responsabilità condivisa, non una “delega in bianco” né un terreno di scontro permanente.


Distanze e aspettative sul ruolo della scuola

Quando il giudizio arriva da chi non ha figli, la priorità individuata è soprattutto economica: il 63,2% chiede più risorse. Nello stesso gruppo, il 40,8% vede insegnanti demotivati e il 39% individua nella burocrazia un freno pesante.

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Diverso il punto di vista di chi vive la scuola ogni giorno con i figli. Tra i genitori, il 48,8% sostiene che l’istituzione non riesca a garantire pari opportunità né a riequilibrare davvero le condizioni di partenza degli studenti. È un indicatore che rafforza la richiesta di un sistema più capace di accompagnare tutti, non solo chi parte avvantaggiato.


Edilizia, personale e calendario: i fronti aperti

Fuori dal sondaggio, restano i problemi più noti del sistema scolastico italiano. Dopo le immissioni in ruolo del personale docente, 37.430 secondo i dati del ministero al 31 agosto, sono rimasti 9.356 posti senza assegnazione per mancanza di candidati nelle graduatorie: una situazione che si traduce in cattedre scoperte e orari incompleti, soprattutto nelle prime settimane.

A questo si aggiunge l’assetto degli edifici. Secondo Legambiente, nel 2025 quasi un edificio scolastico su tre, il 31,7%, ha ancora bisogno di interventi urgenti; nel Mezzogiorno la quota sale a uno su due. Sul versante PNRR, sempre Legambiente indica che sei progetti su dieci per nuove scuole sono ancora in fase di esecuzione, mentre per i nidi la percentuale è vicina a uno su due.

In agosto il ministro Valditara ha inoltre firmato un decreto da 114,4 milioni di euro per interventi di edilizia scolastica, compresi lavori urgenti dopo eventi sismici o calamitosi, adeguamenti, riparazioni di crolli di solai e controsoffitti e bonifiche dell’amianto. Resta sullo sfondo anche il tema del calendario: con vacanze estive che arrivano a 14 settimane, non mancano le richieste di un aggiustamento, favorito anche dall’assenza di sistemi di raffrescamento in molti istituti.


Una partenza tra caldo e ritardi

L’avvio delle lezioni è già scaglionato: a Bolzano si comincia lunedì 7 settembre, poi il rientro si distribuisce nel resto del Paese. Proprio il caldo degli edifici sta alimentando appelli di medici e sindaci per rinviare alcune aperture.

Nello stesso tempo, il dibattito politico si concentra su altre misure annunciate o discusse, dal tetto agli studenti stranieri che non conoscono l’italiano nelle classi al divieto del burqa. Intanto, sul piano concreto, il quadro che emerge è quello di una scuola chiamata a tenere insieme sicurezza, risorse, personale e nuove richieste educative.

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