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Politica 1 min di lettura24 set

Scuola e migranti, il nodo che torna: cosa cambia nel decreto

Nel provvedimento all’esame del governo riemerge il tema delle lezioni di italiano e dei percorsi di formazione per chi chiede asilo, servizi che nel 2018 vennero eliminati dal primo decreto sicurezza.

Il dossier che arriva oggi in Consiglio dei ministri rimette al centro un punto già scomparso dal sistema di accoglienza: l’italiano per i richiedenti asilo. Insieme a quella misura, anche i corsi di formazione professionale finirono fuori dall’elenco delle prestazioni garantite dallo Stato.


Il ritorno di un criterio decisivo

Nella versione attuale del provvedimento, lo studio della lingua viene considerato un elemento centrale. È un passaggio che riapre il dibattito su quali strumenti debbano accompagnare l’ingresso nel percorso di integrazione, soprattutto per chi arriva in Italia in cerca di protezione.

Per anni quelle attività erano state inserite tra i servizi obbligatori offerti ai richiedenti asilo. Poi il quadro è cambiato nel 2018, quando il primo decreto sicurezza ne ha cancellato la previsione, dentro una più ampia operazione di riduzione dei costi dell’accoglienza.

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La scelta del 2018 e le sue conseguenze

La soppressione non riguardò soltanto le lezioni di italiano. Con lo stesso intervento vennero infatti eliminati anche i percorsi di formazione professionale, cioè uno dei canali pensati per facilitare l’inserimento delle persone ospitate nel sistema.

A firmare quella svolta fu il primo decreto sicurezza varato al Viminale da Salvini, che intervenne proprio sulla struttura dei servizi riconosciuti ai richiedenti asilo. Oggi il nuovo decreto scuola riporta quel tema nel dibattito istituzionale, dopo anni in cui era rimasto fuori dall’orizzonte delle misure obbligatorie.

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