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Politica 3 min di lettura5 giorni fa

Scuola e burqa, opposizioni in rivolta: il decreto che fa esplodere lo scontro

Pd, M5s, Avs, +Europa, Iv e Azione contestano il provvedimento del governo: per loro è propaganda e non una risposta ai nodi della scuola pubblica.

Rossano Sasso, responsabile scuola di Futuro nazionale, ha liquidato il testo come insufficiente e ha rilanciato la sfida in Parlamento: secondo lui serviva una norma organica, non un intervento debole. Anche Angelo Bonelli ha parlato di propaganda elettorale costruita sui bambini, mentre per Daniela Ruffino e Raffaella Paita il dossier scritto dal governo guarda più a Vannacci che ai problemi reali.


Il centrodestra interno non basta a fermare le

La discussione si è subito spostata sullo scontro politico più che sul merito del provvedimento. Futuro nazionale ha respinto la linea del governo, definendola poco solida e ridotta a una semplice operazione di immagine, mentre Rossano Sasso ha ricordato che il suo partito aveva chiesto un impianto molto diverso.

Nel frattempo, Cecilia D’Elia ha accusato l’esecutivo di inseguire Vannacci con un “decreto propaganda”. Un giudizio simile è arrivato da Riccardo Magi, che ha descritto il testo come un miscuglio di razzismo e ignoranza e lo ha collegato a una visione che, a suo dire, favorirebbe persino la dispersione scolastica.


La scuola finisce nel mirino politico

La linea dell’opposizione è stata compatta. Elly Schlein ha parlato di un provvedimento “vergognoso” e ha sostenuto che il governo stia tentando di coprire con una battaglia ideologica la propria incapacità di affrontare i nodi della scuola pubblica. Nel suo intervento ha richiamato anche l’articolo 34 della Costituzione, che apre l’istruzione a tutti.

La segretaria del Pd ha poi sostenuto che l’esecutivo starebbe indirizzando il dibattito contro gli alunni stranieri. Nel suo racconto, dopo anni di tagli e senza investimenti seri sugli edifici scolastici, il governo avrebbe costruito un nuovo bersaglio politico proprio sui più piccoli.

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M5s, Avs e +Europa alzano il muro

Il Movimento 5 stelle ha usato toni durissimi. Secondo il partito di Giuseppe Conte, Meloni e Valditara avrebbero firmato uno spot ideologico calato dall’alto e del tutto impraticabile, destinato a scaricare sui dirigenti scolastici e sui comuni la gestione di esclusioni, problemi organizzativi e ricorsi.

Nicola Fratoianni ha parlato a sua volta di una propaganda indegna sulla pelle di bambine e bambini. Per +Europa, invece, il punto centrale è un altro: secondo Magi, il governo avrebbe costruito una minaccia legata all’islamizzazione della società per giustificare un decreto legge che, nei fatti, non aiuterebbe la laicità e spingerebbe invece verso più dispersione scolastica.


Il nodo che ha acceso la polemica

All’origine dello scontro c’è il provvedimento che la maggioranza presenta come una riforma di buon senso e che punta a ridefinire le regole nella scuola. La contestazione delle opposizioni riguarda soprattutto l’idea di vietare burqa e niqab a scuola, in nome di un principio che il governo sintetizza con l’espressione “si va a viso aperto”.

È su questo punto che la premier ha manifestato stupore verso la sinistra, mentre il fronte avversario ha trasformato il decreto in un caso politico più ampio. Per Pd, M5s, Avs, +Europa, Iv e Azione, infatti, il testo non risolve le urgenze dell’istruzione pubblica e finisce per inseguire una battaglia identitaria che divide ancora di più il dibattito.

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